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La crisi Olanda Turchia spiegata in cinque punti

Come capire le ragioni della crisi diplomatica tra Olanda e Turchia.

E’ alta tensione diplomatica tra Olanda e Turchia. La crisi spiegata in cinque punti.

manifestazione turca davanti al consolato olandese di Istanbul

Manifestazione turca davanti al consolato olandese di Istanbul.

Perché Olanda e Turchia sono arrivate ai ferri corti? Il governo olandese ha vietato l’arrivo a Rotterdam di due ministri di Istanbul per partecipare a una manifestazione di immigrati turchi a favore del referendum presidenziale. Il referendum è stato voluto da Erdogan e dal suo entourage politico.


Turkey’s Erdogan warns Dutch will pay price for dispute


Dura la reazione del presidente della Turchia, Recep Tayyp Erdogan, che ha accusato l’Olanda di fascismo e razzismo, oltre a violare i valori democratici e umani fondamentali. Erdogan ha anche detto che l’Olanda pagherà il prezzo per quello che ha fatto. Accuse pesanti, destinate a riaprire il confronto sui rapporti tra Europa e Turchia. A Istanbul è stata subito organizzata una grande manifestazione di protesta davanti al consolato olandese. Intanto, i governi di Amsterdam e Ankara sono a un passo dall’interruzione delle relazioni diplomatiche.

Proviamo a capire la crisi diplomatica turco-olandese in cinque punti:

  1. In Olanda governa il conservatore Mike Rutte. Tra pochi giorni, il 15 marzo, l’Olanda va alle urne per le elezioni politiche nazionali. Il conservatore Rutte ha un grosso problema sull’ala destra. Si chiama Geert Wilders e guida il Partito per la Libertà, una forza di estrema destra, xenofoba, anti-islamica e naturalmente anti-europeista. Il Partito per la Libertà olandese è in forte crescita nei sondaggi e potrebbe sfiorare la vittoria elettorale. Autorizzare la manifestazione turca di Rotterdam con l’arrivo di ben due ministri avrebbe offerto al partito di Wilders l’assist necessario per guadagnare i consensi degli indecisi negli ultimi giorni precedenti le elezioni.
  2. Il referendum turco indetto dal governo di Ankara prevede, se passa, un aumento dei poteri presidenziali. Di fatto un contro golpe passato inosservato, cogliendo l’opportunità offerta dal fallito colpo di stato dello scorso 15 luglio. La grande manifestazione turca pro-referendum di Rotterdam avrebbe attirato migliaia di turchi anche dalla vicina Germania. Autorizzarla avrebbe voluto dire che l’Olanda sosteneva indirettamente il governo turco e la sua posizione di aumentare i poteri presidenziali. L’Olanda, così come l’Unione Europea, non può sostenere per i principi storici europei una transizione autoritaria di un altro Paese, soprattutto se questo aspira a diventare membro dell’Unione Europea.
  3. La Turchia sta giocando una partita diplomatica a stretto contatto con la Russia. E Vladimir Putin ha tutto l’interesse a cercare di dividere l’Unione Europea. Favorire la vittoria dell’estrema destra e soffiare sul fuoco dell’uscita di Amsterdam dall’Ue è un obiettivo del presidente russo. Organizzare una grande manifestazione turca proprio in Olanda a pochi giorni dalle elezioni sembra studiata a tavolino. La questione puzza maledettamente di Erdoganputismo. Soprattutto dopo i continui summit bilaterali tra i due leader che mostrano come la tensione di un anno e mezzo fa sia ormai un capitolo chiuso.
  4. Fallito il tentativo turco della manifestazioni in Olanda, il governo della Danimarca ha chiesto alla Turchia di rinviare a data da destinarsi la visita del premier turco a Copenaghen in programma a fine marzo. Il motivo sono le accuse pesanti della Turchia all’Olanda. Un copione che potrebbe ripetersi in altre occasioni. Intanto a Metz, in Francia, è stata autorizzata una manifestazione pro referendum. La Francia però ha sottolineato alla Turchia che non saranno accettate provocazioni.
  5. Infine, il no olandese a Erdogan rappresenta uno smacco interno per il presidente turco. Dal momento che Erdogan ha voluto con decisione il referendum, il fatto che all’estero vietino le manifestazioni favorevoli alla consultazione è una cassa di risonanza notevole in tutta la Turchia. Un segnale negativo sul referendum che viene dall’Europa mette a nudo il presidente turco, che non può dire in patria di avere l’Europa dalla sua parte.

Ovidio Diamanti

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Magazine online di affari internazionali. Si occupa di informazione sui temi della diplomazia, economia internazionale, cultura e sviluppo.

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