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Trump a Netanyahu: siamo per soluzione di pace condivisa

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump esce allo scoperto e annuncia la posizione Usa su Israele e Palestina.

Il presidente Trump ha detto che l'accordo di pace in Terra Santa è possibile. Ma chiede più ragionevolezza a Israele. Il presidente Trump ha detto che l'accordo di pace in Terra Santa è possibile. Ma chiede più ragionevolezza a Israele.

Nel summit a Washington con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, Trump spiega che gli Stati Uniti sosterranno la soluzione condivisa dalle parti “purché sia pace”. Non importa se la strada è quello di 1 o 2 Stati, l’importante che conduca a un percorso di pace.


BBC: Trump relaxes US policy on Middle East two-state solution


Sono due, secondo Trump, i pre-requisiti necessari a rilanciare il processo di pace in Medio Oriente: il primo è che i palestinesi deve riconoscere lo Stato Ebraico; il secondo è che Israele deve garantire la sicurezza in tutta l’area a ovest del fiume Giordano qualunque sia il trattato che ne esce.

Ciò che è rilevante nella posizione assunta da Trump è il sostegno americano al negoziato bilaterale condotto direttamente tra israeliani e palestinesi. Uno schiaffo, di fatto, alla diplomazia della Francia che negli ultimi mesi ha lanciato una conferenza di pace per il Medio Oriente facendo intendere che la strada da seguire è quella del multilateralismo.


Perché la conferenza di Parigi sul Medio Oriente parla a Trump


Soprattutto, la posizione annunciata da Trump segna la disponibilità di Washington a abbandonare la “soluzione dei Due Stati” che gli Stati Uniti appoggiano da oltre vent’anni.  Si tratta di un abbandono “relativo” dal momento che dipende dalla soluzione condivisa che devono trovare israeliani e palestinesi. Trump, a differenza di quanto battono oggi tutte le agenzie internazionali, è in realtà disposto a sostenere la soluzione dei Due Stati se approvata dalle parti.

Il Presidente Usa ha anche tirato le orecchie agli israeliani. “Gli insediamenti dei coloni nei territori occupati in Cisgiordania–  ha spiegato in conferenza stampa- possono ostacolare la road map per la pace”. Quindi, Israele deve contenersi un po’ con la politica degli insediamenti coloniali.

Intanto, la diplomazia Usa va avanti su più fronti. Diversi siti israeliani citano in questi giorni che il capo della Cia, Mike Pompeo, avrebbe incontrato segretamente nel suo viaggio a Ramallah il leader palestinese Abu Mazen. Finora non è trapelato molto sull’incontro.

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1 Commento su Trump a Netanyahu: siamo per soluzione di pace condivisa

  1. nearco7 // 18 marzo 2017 alle 10:54 //

    Risulta ancor più evidente dalle posizioni della nuova Amministrazione statunitense che gli Stati Uniti non sono in grado di gestire la mediazione nel conflitto israelo-palestinese per consolidata mancanza d’imparzialità.E’ dunque necessario che la Comunità internazionale proponga,e che le parti accettino,una nuova mediazione,meno parziale ed invasiva,più imparziale ed incisiva (Francia?Svezia?Regno Unito?Altri?).E’ necessario altresì che il piano di pace,basato sul principio “due popoli,due stati”,preveda,fra l’altro,una sostanziosa riduzione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania e Gerusalemme Est (tutti illegali fin dal ’67 in quanto contrari alle norme sull’occupazione militare di territori avversari,e responsabili dell’interruzione del processo di pace);che preveda poi la suddivisione della Città vecchia di Gerusalemme (Quartiere ebraico e Cittadella ad Israele,Quartiere mussulmano allo Stato di Palestina,Quartieri cristiano ed armeno e Spianata delle Moschee ad un Territorio neutrale sotto sovranità ONU),con il resto della città suddiviso fra i due stati secondo la linea verde del ’67;che consigli alle parti di porre le rispettive capitali a Ramallah e Tel Aviv,sgravandone la Città santa.Infine appare necessario che la Comunità internazionale,anche organizzandosi autonomamente rispetto all’ONU come nella Conferenza di Parigi,adotti sanzioni contro l’attuale governo israeliano per la prosecuzione degli insediamenti e per altri gravi comportamenti illegali nell’occupazione della Cisgiordania.

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