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Mediterraneo e Mar Nero: intervista al Presidente Fispmed

Roberto Russo presidente Fispmed Roberto Russo presidente Fispmed

Roberto Russo è il presidente del Network Fispmed. Di recente. Fispmed ha lanciato un appello per il Mediterraneo e Mar Nero a cui Notiziario Estero ha aderito come media partner. Lo abbiamo intervistato sull’attività e progetti del network e sulla situazione politica nelle aree di intervento.

Roberto Russo presidente Fispmed

Roberto Russo presidente Fispmed

Presidente Russo Fispmed è un network di 227 partners distribuiti in 39 Paesi e impegnati sul fronte dello sviluppo sostenibile e lotta alla povertà in aree critiche come quella mediterranea e del Mar Nero. Con che modalità si è costituita la rete?

È stato un lavoro complesso e lungo. Come complesso è il governo quotidiano del network, occorre tener viva costantemente l’attenzione e il coinvolgimento di queste organizzazioni, diverse tra loro per obiettivi, natura giuridica, modalità di lavoro. Il tema prescelto però ci ha molto aiutato, un tema concreto e pragmatico al di là delle divisioni culturali, di lingua e religiose. Discutere di ambiente e sviluppo socio economico nel corso dei 12 anni di esperienze realizzate dal nostro network internazionale, si è dimostrato sempre un elemento che ha favorito il dialogo e il confronto pragmatico e fattivo.

Di recente avete lanciato un appello per una governance che promuova sviluppo economico e lotta alla povertà nel Mediterraneo e Mar Nero. Che finalità ha l’appello e che riscontro avete avuto finora?

L’appello intende sottolineare che il bacino del Mediterraneo potrà e dovrà essere la priorità in politica estera del nostro Paese, perché sia sul fronte sicurezza che su quello economico è proprio dalla sponda Sud del Mediterraneo che possono giungere le principali minacce, ma anche le migliori opportunità di favorire una partnership positiva e propositiva a partire da un nuovo rapporto tra le società civili del Mediterraneo/Mar Nero. La diffusione dell’appello si è appena avviata, anche grazie alla sensibilità di organi di stampa come la Sua rivista, e stanno giungendo le prime adesioni, ma occorre proseguire e ampliare ancor più l’attenzione.

Tra i vostri obiettivi nelle aree di intervento c’è anche lo sviluppo della mobilità sostenibile. Avete delle best practice o progetti già realizzati in altri Paesi?

Non abbiamo sviluppato progetti specifici di mobilità sostenibile in Mediterraneo abbiamo invece sostenuto un’analisi legata a questo tema. Il bisogno del trasporto di passeggeri e merci sta crescendo più velocemente del tasso di crescita economica e demografica. Alla luce di tali tendenze, i sistemi di trasporto non sono più sostenibili nel lungo periodo. L’utilizzo del trasporto marittimo, sia a lunga distanza che litoraneo, si sta espandendo in maniera considerevole e da ciò derivano un maggior tasso di inquinamento e un aumento delle probabilità di incidenti. I collegamenti fra le due sponde del Mediterraneo sono generalmente poco razionali e competitivi. Il trasporto terrestre è dominato dal traffico su gomma, che copre l’88% del traffico passeggeri e l’82% di quello delle merci. Visto che si tratta di un terzo del consumo totale di energia, il trasporto nei paesi del nord è uno dei maggiori contribuenti di emissione di gas responsabili dell’effetto serra e dell’inquinamento. I costi di congestione del traffico stanno costantemente crescendo. Le tendenze in rapporto ai trasporti nei paesi del sud destano le medesime preoccupazioni. Queste ultime sono spesso aggravate da sistemi di investimento pubblico, da sussidi e tassazioni che accordano preferenze alla mobilità basata sull’uso privato degli automezzi e delle strade, piuttosto che a forme collettive di trasporto. Supportare gli investimenti e incentivare le politiche per stabilizzare o ridurre il tasso di trasporto su gomma e promuovere, dopo valutazioni sull’impatto ambientale, sistemi alternativi di trasporto, in particolare le “autostrade del mare” e le ferrovie. Un obiettivo auspicabile entro il 2020 sarebbe quello di diminuire progressivamente la quota del traffico su gomma al 75% del traffico totale, sia per numero di passeggeri che per volume delle merci.

Fispmed ha ottenuto lo status di osservatore del Parlamento nel Mar Nero. Quali sono le sue impressioni in quest’area soprattutto alla luce delle tensioni esistenti?

Come il Mediterraneo anche il Mar Nero presenta caratteristiche geopolitiche contraddittorie e paradossali. Anzi nel Mar Nero la situazione presenta caratteri di maggiore complessità per la molteplicità di culture e tradizioni storico-politiche cui appartengono gli stati rivieraschi. La costa occidentale presenta un maggior grado di stabilità: Bulgaria e Romania, con l’entrata nell’Unione Europea, hanno intrapreso il cammino democratico e di apertura dei mercati che li rinsalda inevitabilmente all’Occidente. A sud la patria laica di Ataturk, nell’ultimo anno attraversata da un’ondata di violenze e proteste. Sulla sponda orientale del Mar Nero è apparentemente in una fase di stallo dopo l’occupazione russa di Ossezia e Abkazia. Certo, il conflitto russo-ucraino ha ridonato centralità geopolitica alla regione del Mar Nero; ma la situazione è da oltre due decenni assai complessa. Infine, la scoperta di importanti giacimenti di idrocarburi nel Mar Caspio ed in zone contigue dell’Asia Centrale hanno fatto del Mar Nero un “corridoio di transito” di prodotti energetici verso l’Europa; per molti Paesi dell’area, congiuntamente alle ingerenze esterne ed all’erosione dei confini causati dalla globalizzazione che hanno spinto attori non regionali (talvolta non statali, come le multinazionali) ad interessarsi del bacino del Mar Nero, proprio il suddetto “corridoio di transito” costituisce un fondamentale motore di sviluppo economico. Insomma, il Mar Nero è tutt’oggi la regione più instabile del fronte orientale e Unione Europea ed Alleanza Atlantica devono prenderne atto: le minacce geopolitiche che si presentano nell’area sono concrete – annessione di territori (Crimea), guerra ibride (Donbass), conflitti dal potenziale distruttivo (Transnistria)

Avete avuto lo status di osservatore anche per il Meditearraneo?

Seguiamo assiduamente i lavori dell’Assemblea Parlamentare per l’Unione per il Mediterraneo. Fino ad oggi il regolamento di questa Assemblea parlamentare non prevede la figura di osservatore. Anche se siamo stati invitati in più di un’occasione a partecipare alle attività anche intervenendo in formali audizioni-

 Quali sono i prossimi obiettivi di Fispmed?

Ottenere l’avvio delle procedure Parlamentari relative ad un progetto di legge che, non prevedendo alcun impegno di spesa a carico della casse pubbliche potrebbe favorire tra le altre cose:

  1. rafforzare l’impegno politico per favorire il partenariato multistakeholder nel bacino Mediterraneo ed ottenere sviluppo socio economico sostenibile e protezione ambientale;
  2. la permanenza nei paesi di origine del maggior numero possibile di cittadine e cittadini di questi territori per contribuire alla riduzione dei flussi migratori in entrata;
  3. sviluppare il concetto di “responsabilità condivisa“, tra operatori pubblici e privati;

Le proposte sono state depositate sia alla Camera dei Deputati che al Senato della Repubblica da esponenti delle forze politiche di opposizione e di maggioranza del Parlamento.

Infine una curiosità. Nel board di Fispmed ci sono nomi illustri di funzionari ed esperti  internazionali. E’ un riconoscimento autorevole del lavoro da voi svolto. Ritiene che questa presenza sia frutto dei temi che affrontate, in quanto cogenti per la stabilità futura dell’assetto internazionale?

L’attenzione verso le problematiche del Mediterraneo Mar Nero è sempre più forte sia da parte dei singoli Governi, dell’Unione Europea e delle Organizzazioni internazionali. Siamo persuasi che, la direzione è quella di volgere l’impegno a definire un nuovo modello di governance, condiviso, multiattoriale e partecipativo. Il trasformarsi delle questioni globali in problematiche sempre più complesse ha infatti condotto alla priorità di far fronte comune non solo nella condivisione di valori, ma anche e soprattutto nella definizione di azioni che siano collettive e co-create. La costruzione di reti di partnership rappresenta quindi oggi una condizione preliminare per mobilitare in modo determinante tutti gli attori, soprattutto il business e i suoi strumenti, e far sì, di conseguenza, che allo sviluppo sostenibile non si risponda attraverso interventi occasionali e frammentati, quanto piuttosto con un insieme di soluzioni che abbiano alla base un terreno di pensiero e di azione condiviso.

Ovidio Diamanti

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Magazine online di politica estera e attualità internazionale. Si occupa di informazione sui temi della diplomazia, economia internazionale, cultura e sviluppo.

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