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I limiti dell’accordo tra Italia e Libia

L’accordo firmato dal premier italiano Paolo Gentiloni e da quello libico Fayez al-Serraj è un passo in avanti sulla strada della stabilità dell’area mediterranea e del controllo sui flussi di migranti.

Il memorandum italo-libico ha ottenuto il consenso unanime dei leader europei riuniti a Malta nei giorni scorsi. Tuttavia, il patto di Roma presenta alcuni limiti che possono svuotare i suoi effetti.

Il primo di questi, riconosciuto anche dallo stesso Gentiloni, è la sovranità limitata di Serraj in Libia. Il presidente del governo di unità nazionale, con sede a Tripoli, non controlla una buona fetta del Paese. In sostanza non c’è alcuna unità nazionale libica. Il governo di Serraj “unisce” circa metà Libia. Il resto non lo riconosce o, se lo fa, non accetta di essere governato da Tripoli. Come può garantire sicurezza e governo delle coste libiche se non controlla neanche il suo Paese?

Per correre in suo soccorso l’Unione Europea ha deciso di raddoppiare le risorse a sostegno del governo libico di Serraj. I Paesi europei aiuteranno di più i libici sul trasferimento di know-how e addestramento alla guardia costiera libica.

Il secondo limite riguarda la capacità reale del governo libico di al-Serraj di rispettare il patto con l’Italia. Ci riferiamo a quei settori, sicuramente collegati con rappresentanti del governo libico, che in questi anni sono stati coinvolti con i trafficanti di esseri umani. Alcuni di questi hanno sicuramente ottenuto benefici economici notevoli dal traffico di migranti e, difficilmente, si impegneranno per bloccare le rotte dei disperati. Serraj dovrà quindi guardare anche ai doppiogiochismi di casa sua se vuole rispettare l’accordo.

Il terzo limite è l’Isis e il terrorismo jihadista più in generale. I gruppi terroristi attivi in diversi Paesi dell’Africa subsahariana e sudorientale mettono in fuga popolazioni già provate da crisi economiche, carestie e siccità.

Al Shabab in Somalia e Kenya, al-Qaida in Sudan e Egitto, l’Isis in Libia, Sudan e Egitto, Boko Haram in Nigeria, Ciad e Camerun. Tutti contribuiscono a aumentare il pressing demografico che bussa alle porte della Libia (e poi dell’Europa) in fuga da fame, paura e terrore.

Sarà in grado il governo al-Serraj di contenere e respingere la pressione demografica che ormai da anni transita dall’Africa verso la Libia? E potrà farlo un governo che non governa neppure su tutta la Libia? Questo aspetto non è stato affrontato, almeno così pare leggendo le cronache, nell’accordo italo-libico e neppure a Malta dai leader europei. Per questo, il memorandum Gentiloni e le dichiarazioni dell’Ue a Valletta rischiano di apparire operazioni di facciata destinate a essere travolte dai fatti.

Ovidio Diamanti

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Magazine online di politica estera e attualità internazionale. Si occupa di informazione sui temi della diplomazia, economia internazionale, cultura e sviluppo.

1 Commento su I limiti dell’accordo tra Italia e Libia

  1. Fantastico! Tradotto in italiano i “leaders” europei riunitisi hanno parlato di niente con un altro leader che non conta niente e si sono impegnati a cedere tecnologia, mezzi, certamente armamenti al rappresentante non riconosciuto dal proprio intero Paese il quale non potrà rispondere della sicurezza della missione e nemmeno dell’esito della stessa. Naturalmente a nesduno è venuto in mente di interpellare l’altra metà della Libia oppure lo hanno provato a fare e si sono sentiti rispondere picche ma nella fretta di dare annunci trionfali hanno dimenticato di parlarne. Complimenti!

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