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La pace in Medio Oriente passa dal Vaticano

Papa Francesco e il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese si incontrano a Roma in occasione dell’apertura della sede diplomatica palestinese presso la Santa Sede. Il Vaticano ha riconosciuto lo Stato palestinese e ora si augura  che lo facciano anche altri.

La scelta di Papa Francesco è stata coraggiosa. Così come quella della Francia che ha espresso la propria posizione senza se e senza ma: è tempo di avere uno Stato Palestinese. Stupisce che i sostenitori della causa palestinese del mondo occidentale, quelli cresciuti a pane a kefiah, non facciano sentire la propria voce per chiedere ai propri governi, spesso loro espressione, di riconoscere lo Stato di Palestina.

La decisione di Papa Francesco è un passo in avanti sulla strada della legittimazione internazionale di Abu Mazen e dei palestinesi. Dà anche stabilità ai rapporti diplomatici e stimola la ripresa del processo di pace. La road map mediorientale può rimettersi in cammino.

Israele, contraria come prevedibile al riconoscimento giunto da Roma, ora deve a sua volta scegliere. O proseguire sul sentiero della distruzione del processo di pace, oppure sedersi al tavolo dei negoziati quando sarà convocato. Se Israele rifiuta di collaborare rischia di pagarne conseguenze molto amare. Perché legittima la posizione recente del Parlamento Europeo in merito al boicottaggio dei prodotti israeliani. Perché rafforza la convinzione che gli insediamenti israeliani di recente autorizzati sia una manovra, neppure tanto velata, per abbattere il processo di pace israeliano.

Sono al momento 135 i Paesi che hanno riconosciuto lo Stato Palestinese. Il che dà un potere contrattuale maggiore all’Autorità Nazionale Palestinese. In sede di trattativa, insomma, Abu Mazen e soci possono buttare sul tavolo le loro proposte e portare a casa risultati interessanti.

La Santa Sede assuma il ruolo di mediatore per l’autorevolezza che riveste. Dopo il fallimento della mediazione americana ai tempi di Clinton, anche perché dopo non ci ha lavorato sopra nessun altro, è bene che sia un altro attore a guidare il tavolo delle trattative. E magari Papa Francesco porta a casa un risultato.

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