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Addio, Obama

L'addio di Obama L'addio di Obama

Il 20 gennaio Barack Obama non sarà più presidente degli Stati Uniti. Dopo due mandati se ne va il primo presidente nero d’America. Aveva suscitato grandi speranze nel mondo. Ma la sua presidenza non è stata all’altezza delle aspettative.

L'addio di Obama

Addio Obama

Barack lascia, Trump arriva. Il 20 gennaio Obama passa il testimone a Donald Trump e chiude definitivamente la sua esperienza alla Casa Bianca.

In otto anni di presidenza degli Stati Uniti, Barack Obama ha portato il Paese alla consapevolezza dei propri limiti. L’egemonia globale post guerra fredda degli Stati Uniti, sempre che ci sia davvero stata, non c’è più. E la presa di coscienza di questa perdita di posizione è avvenuta con il primo presidente nero d’America.

Paradossalmente, Obama parlò di “speranza senza limiti” nel “Paese dove tutto è possibile”. Era la notte della sua elezione nel 2008. Il limite invece Obama l’ha trovato soprattutto in politica internazionale, accorgendosi che il ruolo di Washington sulla scacchiera globale non era più quello del ventennio precedente.

Otto anni di presidenza hanno sgonfiato gradualmente l’immensa aspettativa mondiale che Obama aveva creato nel mondo. Il tempo del “Yes, we can” è molto lontano. Le grandi speranze che dietro quello slogan avevano fatto sognare mezzo mondo e diverse generazioni non sono state esaudite. I risultati politici ottenuti nei sui mandati portano a dare un giudizio modesto sulla sua presidenza, che non è stata mai all’altezza delle aspettative. Certo non è stato un Franklin Roosevelt, ma le sue scelte sono state coraggiose e lasceranno il segno in politica interna e estera.

Come presidente non ha avuto vita facile. Fin dall’inizio. Il suo insediamento a Washington coincise con la grande crisi economica e finanziaria del 2008. La più grave e peggiore dopo quella del 1929. A lui toccò la sfida di rilanciare l’economia e la finanza, affrontare il crack e lo scandalo Lehman Brothers, tutelare i risparmiatori, combattere la disoccupazione e salvare l’industria americana. Ora lascia il suo incarico di presidente con un tasso di disoccupazione pari al 5%.

La scelta più coraggiosa di Obama fu la riforma del sistema sanitario, più conosciuta come Obamacare. Il presidente nero d’America permise che 20 milioni di americani potessero per la prima volta permettersi un’assicurazione sanitaria. Fu una svolta storica per la politica interna degli Stati Uniti. Obama scatenò contro di sé le lobby finanziarie e assicurative americane. Tanto che venne accusato di essere un socialista. Un’accusa che fu parte di una campagna denigratoria contro di lui lanciata dai repubblicani fin dalla sua elezione e che spinse alcuni di loro anche a mettere in dubbio che Obama fosse statunitense. Da ultimo lo stesso Trump durante la campagna elettorale.

In politica estera Obama ha promosso e sostenuto il multilateralismo, ha ritirato gli Stati Uniti da Iraq e Afghanistan, ha fallito in Siria che è diventata il suo Ruanda. Ma soprattutto ha provocato il ritorno della Russia in Medio Oriente, rilanciando senza volerlo il ruolo di Putin e la forza della Russia. Obama ha anche portato alla rottura delle relazioni Mosca Washington. Neppure è riuscito a dare stabilità nella regione asiatica del Pacifico e non ha avuto una strategia chiara con la Cina. I due grandi risultati in politica estera sono stati l’accordo nucleare con l’Iran e la normalizzazione delle relazioni con Cuba. Con lui l’ordine globale è diventato davvero un sistema policentrico.

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Magazine online di politica estera e attualità internazionale. Si occupa di informazione sui temi della diplomazia, economia internazionale, cultura e sviluppo.

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