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Perché il 2016 è stato l’anno horribilis delle relazioni internazionali

Il 2016 ha portato crisi e difficoltà nelle relazioni internazionali, facendo emergere una situazione cruda e complessa dell’ordine internazionale. E lascia al nuovo anno questioni aperte di difficile soluzione.

“Addio 2016 e a non arrivederci”. Inizia così il fondo di Sami Naìr su El Paìs lo scorso 30 dicembre. Secondo l’editorialista del quotidiano spagnolo, il 2016 è stato l’anno horribilis delle relazioni internazionali, l’anno della svolta che ha mostrato il ritorno a una realpolitik cruda riportando l’uso della forza come strumento di punta degli equilibri internazionali.

Soprattutto l’anno appena concluso ha confermato, se ancora ce ne fosse stato bisogno, il fallimento dell’Unione Europea sul fronte della politica internazionale e dell’economia.

L’Ue ha rivelato come attore geopolitico tutta la sua impotenza mostrando di non contare nulla nei teatri internazionali. Anche come attore economico ne esce con le ossa rotte. Le sue politiche di austerità non solo hanno impedito una ripresa economics vera, ma hanno dato vigore ai movimenti antieuropeisti, spesso xenofobi e virulenti.

E proprio nel 2016 è arrivata la prima grande e seria scossa sismica all’Ue con Brexit, la scelta britannica di uscire lo scorso 24 giugnp dall’Unione Europea. Gli effetti di Brexit si materializzeranno in questo 2017. E l’Ue sarà incapace, ne siamo certi, di affrontare la situazione. Il prossimo vertice europeo, a marzo, dovrebbe essere l’occasione per rilanciare il progetto unitario europeo dopo Brexit. Siamo peró convinti che si risolverà con la solita dichiarazione di intenti che non serve a nulla.

Intanto nel 2016 ha pesato sull’Ue anche la situazione in Medio Oriente e le sue ripercussioni di terrorismo. Gli attentati in Francia, Belgio e Germania hanno da un lato accelerato il percorso per la creazione di una polizia comune europea, ma dall’altro hanno messo a serio rischio l’unità e l’identità comunitaria.

Negli Stati Uniti, e nel mondo, il 2016 ha portato il colpo di scena della vittoria elettorale di Donald Trump. Sotto la sua presidenza cambieranno gli assetti geopolitici mondiali. Trump la pensa un pò come Putin, con il quale ha una affinità elettiva per citare Ghoete. Entrambi pensano che la forza sia lo strumento per riequilibrare le relazioni internazionali. La balance of power si deve fondare sulla forza. E il mondo è uno spazio di confronto continuo tra relazioni di forza dove i più deboli perderanno e saranno ridotti al rango di vassalli dei più forti.

Su questo Trump non ha mai fatto mistero e le sue posizioni aggressive le ha esplicitate in campagna elettorale. Dietro la retorica aggressiva di Trump c’è però il mondo della finanza americana. Gli uomini d’affari di Wall Street scalpitano per dare un taglio alla politica economica di Obama. Quella con cui il presidente nero è riuscito nel 2008 a salvare il capitalismo Usa. Il primo segnale di.questo è la scelta della Federal Reserve, la banca centrale Usa, di aumentare i tassi di interesse.

Se nel 2017 comincia ufficialmente la luna di miele tra Trump e Putin, l’emarginazione politica dell’Ue appare scontata. L’Ue rischia la marginalizzazione e l’unica sua via d’uscita è un salto di qualità: costruire un’Europa politica autonoma. Riusciranno i leader europei a capire questo si chiede Naìr? Secondo noi no.

Infine, nel 2016 abbiamo assistito alla decomposizione del mondo arabo. Iraq, Siria, Egitto, Libia, tensioni nel Maghreb, neutralizzazione del ruolo saudita, il tentativo israeliano di affossare la prospettiva dei due Stati colonizzando con insediamenti ebraici i territori occupati.

Il quadro é complesso. Cosa riserverà il 2017 lo diranno i fatti.

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Magazine online di politica estera e attualità internazionale. Si occupa di informazione sui temi della diplomazia, economia internazionale, cultura e sviluppo.

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