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Come Fidel Castro cambiò il mondo

Come Fidel Castro cambiò il mondo Come Fidel Castro cambiò il mondo

Fidel Castro è morto. Il comandante, il leader maximo, l’uomo della revoluciòn e delle frasi divenute celebri, si è spento nella serata del 25 novembre all’età di 90 anni. Amato o odiato, il leader cubano lascia un segno indelebile sulla storia e la politica del continente americano. A annunciare la morte è stato il fratello Raul, attuale presidente della Repubblica Cubana. 

Come Fidel Castro cambiò il mondo

Come Fidel Castro cambiò il mondo

Se Fidel sia stato un eroe o meno lo dirà la storia. Considerato un’icona dalla sinistra mondiale e odiato dalle forze conservatrici internazionali, Fidel Castro è stato un uomo di divisione e di conflitto. O lo amavi o lo odiavi. La sua natura era quella; uomo fedele alle idee e ai suoi principi, è arrivato come una meteora sulla storia del secondo dopoguerra lasciando un segno indelebile come rivoluzionario, anti-capitalista e anti-imperialista, simbolo della lotta al potere americano e spregiudicato al punto tale da aprire la porta ai sovietici nell’emisfero che gli Stati Uniti consideravano il loro cortile di casa.

Ma Fidel non è stato solo l’icona dell’anti-americanismo. Ha cercato di sperimentare a Cuba un modello economico alternativo a quello consolidato del capitalismo made in Usa ma anche diverso da quello sovietico.

L’indole di Fidel non gli permetteva di essere troppo organico alla causa del comunismo internazionale. Comunista sì, ma non fino al punto di sposare senza se e senza ma la dottrina di Mosca. Fu soprattutto un comunista libero e che volle tenersi libero dai lacci del dogmatismo sovietico. Fu più lui a usare Mosca di quanto Mosca riuscì a usare lui. Tanto che quando sentì farsi troppo pesante l’aria che soffiava sotto l’ombrello sovietico, si allontanò da Mosca senza remore. Tentò pure di creare una nuova via al comunismo, la via cubana, creando alleanze sotto la sua influenza in America Latina e “esportando” anche con le armi l’influenza di Cuba in Africa, specialmente in Angola e Sudafrica.

Fidel Castro non nacque comunista. Il suo modello fu il patriota liberale e rivoluzionario cubano José Martì. Scrive bene il poeta cubano Nicolas Guillien: “Esiste un legame diretto tra Fidel e Martì, le due più grandi e leggendarie figure della storia cubana”. In un suo saggio del 1977, Guillien scrisse che “ciò che Martì promise, Castro lo realizzò”.

Tutta l’avventura politica di Fidel Castro, eroe dell’indipendenza cubana dagli Stati Uniti, si è ispirata a José Martì, altro eroe della storia di Cuba nella lotta contro gli spagnoli prima e americani poi. Il sogno dell’eroe cubano del XIX secolo fu quello di liberare Cuba dalle interferenze degli Stati Uniti e trasformare l’isola in Repubblica. E fu proprio ciò che fece Fidel.

La vita di Castro è fatta di battaglie e resistenze, rivoluzioni e combattimenti, avanzate e ritirate strategiche. Come rivoluzionario prese il potere dopo alcuni tentativi all’età di 33 anni. Era il 1959. Da allora guidò Cuba per 50 anni. Sfidò, e sopravvisse alla sfida, 10 presidenti americani, sopportò 638 tentativi di assassinio. Una prova notevole di determinazione e volontà di rimanere al potere.

La sua lotta contro gli Stati Uniti ha ispirato generazioni di giovani comunisti. Tra i leader emergenti in America Latina, il boliviano Evo Morales e il venezuelano Hugo Chavez sono quelli più recenti che hanno seguito lo stile e il modello di governo cubano.

Fidel Castro fu un comunista anomalo. Non ha impedito totalmente la fuga all’estero di molti cubani. Soprattutto in Florida dove si è sviluppato il più forte movimento degli anti-castristi all’estero. Neppure Castro ha creato gulag a Cuba per eliminare sistematicamente le forze cosiddette “borghesi”. La critica più forte che rivolta al Lìder Maximo è stata sempre sulla sua incapacità di portare in alto l’economia del Paese. Nonostante i grandi investimenti sulla sanità e lo Stato sociale. Oggi le carenze strutturali e infrastrutturali di Cuba che Raul sta cercando di colmare sono una delle maggiori responsabilità di Fidel.

Castro contro Stati Uniti. L’episodio che lo rese il simbolo della resistenza antiamericana fu quello della Baia dei Porci. Fidel sventò un tentativo della Cia di far sbarcare nella baia dell’isola gli esiliati cubani negli Usa per rovesciare il suo governo. Fu quello strampalato tentativo controrivoluzionario che spinse Castro ad allinearsi all’Unione Sovietica. Come risposta, Mosca trasportò batterie di missili nucleari sull’isola dando vita alla più pericolosa tensione nucleare tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Una tensione che tenne il mondo col fiato sospeso per 13 giorni.

La crisi si risolse dopo colloqui tra Kennedy e Kruscev con il ritiro dei missili sovietici a Cuba in cambio della diminuzione dei missili Nato in Turchia. L’episodio significava una vittoria diplomatica per Mosca e soprattutto per Fidel. Nel 1962 a seguito della vicenda, Washington impose l’embargo su Cuba.

Il socialismo di Cuba sopravvisse al crollo dell’Unione Sovietica e all’embargo americano. Fino alla normalizzazione di Obama. Il vecchio Fidel ancora una volta aveva saputo capire la situazione. Il mondo era cambiato e se Cuba voleva stare a galla doveva adeguarsi.

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1 Commento su Come Fidel Castro cambiò il mondo

  1. Castro è sempre stato usato sia dagli americani come spauracchio del comunismo alle porte che dai russi per tenere sotto pressione gli americani. Pubblicamente ha ammesso di non essere comunista, ha tollerato i due grandi nemici storici del comunismo Chiesa Cattolica e Massoneria intrattenersi con ambedue ottime relazioni. Forse ha fatto comodo a tutti chiamarlo comunista, agli americani per primi e lui non ha mai negato. Ha preso soldi dall’URS ma ha tenuto il più alla larga possibile i russi. Ha agito per il bene di Cuba sacrificando senza scrupoli i cubani. Si è liberato della criminalità peggiore lasciando evadere e imbarcarsi per Miami la feccia più pericolosa delle carceri cubane. I giovani di mezzo mondo lo hanno preso a icona fingendo di non vederne i lati scomodi. Questo ne fa un buono statista, ma non spacciamolo per Santo

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