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L’accordo di Washington tra israeliani e palestinesi e l’illusione della pace

La storica stretta di mano tra Arafat e Rabin a Washington La storica stretta di mano tra Arafat e Rabin a Washington

Il 24 settembre 1995 israeliani e palestinesi firmarono a Washington l’accordo di pace che doveva condurre alla creazione dell’Autorità Nazionale Palestinese.

La storica stretta di mano tra Arafat e Rabin a Washington

La storica stretta di mano tra Arafat e Rabin a Washington

L’accordo di “pace” firmato a Washington il 24 settembre 1995 aveva fatto sperare che la soluzione del conflitto tra israeliani e palestinesi fosse vicina. Il premier israeliano Ytzhak Rabin e il presidente dell’Olp (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) Yasser Arafat si strinsero la mano, dopo la firma, sotto lo sguardo soddisfatto di Bill Clinton e i flash delle televisioni di tutto il mondo.

L’accordo di Washington fu il risultato di un lungo lavoro diplomatico. Nell’agosto 1993, dopo una serie di contatti e incontri segreti a Oslo, israeliani e palestinesi raggiunsero un primo compromesso grazie alla mediazione norvegese. Fu, quella di Oslo, una “dichiarazione di principi” che prevedeva un autogoverno palestinese per la striscia di Gaza e la città di Gerico, oltre a un’autonomia (ma più limitata) per gli altri territori occupati. L’intesa di Oslo fu formalizzata ufficialmente il 13 settembre 1993, sempre a Washington, dalla firma del ministro degli esteri israeliano Shimon Peres e da Abu Mazen in rappresentanza dell’Olp.

A Oslo si arrivò con l’idea di superare la situazione di conflitto continuo tra israeliani e palestinesi. Il problema sul tavolo era la creazione di un soggetto politico autonomo palestinese. Il che significava una struttura statale e, soprattutto, un territorio. Fin dal 1987, i palestinesi avevano scatenato violenze e scontri nella striscia di Gaza e in Cisgiordania (la costa ovest del fiume Giordano), con un movimento chiamato Intifada (rivolta delle pietre in arabo).

La dichiarazione di principi di Oslo prima, e gli accordi Washington dopo, tentarono di porre fine alla crisi tra israeliani e palestinesi e di dare risposte alla domanda di un governo palestinese su un territorio dei palestinesi.

L’accordo firmato a Washington il 24 settembre 1995 prevedeva la costituzione di una “Autorità Statale Palestinese”, Fu un modo elegante, o bizzarro, per evitare di parlare di Stato indipendente. Concetto che sarebbe stato accettato a fatica dalla comunità israeliana.

I palestinesi si impegnarono a cancellare dalla carta istitutiva dell’Olp il principio dell’espulsione di Israele dal Medio Oriente. Non solo. Si impegnarono a riconoscere lo Stato di Israele. Gli israeliani, a loro volta, si impegnarono a ritirare le truppe dalla striscia di Gaza e dalla Cisgiordania.

L’applicazione dell’accordo di Washington non fu facile. Rabin fu ucciso da un fanatico sionista il 4 novembre 1995. Dopo di lui a Tel Aviv si insediò un breve governo Peres. Quest’ultimo, sconfitto alle elezioni del 1996, lasciò il campo a Benjamin Netanyahu a capo di una coalizione di centro-destra. La politica di Netanyahu fu di rallentare il ritiro delle truppe dalla Cisgiordania e riprendere la politica degli insediamenti dei coloni ebrei nelle zone occupate. Intanto, Arafat creava l’autorità palestinese (come previsto dall’accordo di Washington) a Gaza e Gerico, che divenne la sede del suo governo.

Sebbene il governo israeliano di Netanyahu non rimettesse in discussione l’accordo di Washington tra israeliani e palestinesi, lavorava però per boicottarlo nei fatti cercando di svuotarne la portata dei contenuti.

Bill Clinton, preoccupato dall’impasse dell’applicazione dell’accordo, convocò Netanyahu e Arafat a Wye Plantation, una località nel Maryland. Il nuovo negoziato si tenne dal 15 al 23 ottobre 1998. Israeliani e palestinesi discussero, con la mediazione americana, il proseguimento dell’accordo del 1995. Un compromesso fu trovato. Riguardava il nuovo calendario per il ritiro degli israeliani dalle zone occupate. La proposta incontrò la dura opposizione degli estremisti israeliani, che tolsero il loro appoggio a Netanyahu, facendo cadere il governo e obbligando a nuove elezioni nel maggio 1999.

Il nuovo governo israeliano con a capo il laburista Ehud Barak definì un calendario di ritiri da realizzarsi entro il 2000. Come garanzia per la ripresa del processo, Israele liberò i prigionieri politici palestinesi dalle carceri israeliane. Punti del compromesso furono anche la possibilità di un riconoscimento israeliano del futuro Stato palestinese e un accordo sulla questione di Gerusalemme.

Barak puntò anche alla stabilizzazione del contesto regionale. Il primo ministro israeliano avviò negoziati con la Siria riguardanti le alture del Golan (occupate dal 1967) e tentò la normalizzazione dei rapporti con il Libano. La strategia di Barak consisteva nel creare un contesto stabile per garantire maggiore sicurezza a Israele.

La protezione degli Stati Uniti sembrava dare maggiori garanzie. E in Medio Oriente, sotto la pax americana, si pensò veramente che con gli accordi di Washington del 1995 si apriva un’epoca di pace. Fu però un’illusione di breve durata. Nessuna delle due parti in causa era predisposta a rispettare lo spirito degli accordi. E la speranza di una Palestina indipendente governata pacificamente, e una convivenza tra israeliani e palestinesi in un contesto regionale pacifico immaginati soprattutto a Washington, soccombettero sotto i colpi degli eventi che da lì a poco sarebbero accaduti.

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Magazine online di politica estera e attualità internazionale. Si occupa di informazione sui temi della diplomazia, economia internazionale, cultura e sviluppo.

1 Commento su L’accordo di Washington tra israeliani e palestinesi e l’illusione della pace

  1. uno dei primi fallimenti americani nella politica mediorientale. Un accordo sbandierato come cosa fatta mentre invece lo era solo sulla carta. I proclama non servono a risolvere le crisi, forse servono a raccattare voti e consensi in casa, ma non a risolvere i problemi.

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