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Usa on the road: da New York a San Francisco in bus

Un viaggio strepitoso di 5000 km attraversando gli Stati Uniti in pullman da costa a costa. Tre giorni di passione, paesaggi e polvere.

greyhound

Port Autority Bus Terminal: 8° Avenue, tra la 40 e 41 street, New York. I motori del pullman che mi porta a Philadelphia, Pennsylvania, cominciano a ruggire nel momento in cui metto il primo piede sul gradino. Sono le 8 del mattino e so che rivedrò un letto con materasso tra almeno tre notti.

New York-Philadelphia

La marcia del Greyhound comincia con lentezza nel caos di Manhattan facendosi strada faticosamente nel traffico newyorchese come gli avventurieri di una volta nella giungla tropicale. Dal vetro osservo il centro dell’isola che lentamente si allontana per scomparire quando entriamo nel Lincoln Tunnel, 2,4 km di lunghezza realizzati nel 1934 per collegare Manhattan al New Jersey. In mezzo c’è l’Hudson River. Oggi è una delle gallerie più trafficate al mondo con oltre 120.000 veicoli in transito al giorno.

Fuori dal tunnel spunta la città di Weehawken, piccolo centro di 12.000 abitanti da cui ci sono ottime vedute su New York. Proseguiamo attraverso il New Jersey e poi la Pennsylvania. Quando arriviamo a Philadelphia sono trascorse più di due ore dalla partenza. Qui facciamo la prima fermata. Una signora anziana sale lentamente. Cambia anche l’autista. Quello nuovo ha l’aria da burbero e strilla col vocione per informarci, in uno slang incomprensibile, che se ci scappa o vogliamo sgranchirci le gambe è l’ultima occasione perché fino a Sideling Hill Creek, quasi quattro ore di viaggio, si ferma solo per casi urgenti. Ad ogni modo, sul bus c’è la toilette (poco comoda come in tutti i pullman).

Approfitto dei 45 minuti di sosta per scendere e osservare i dintorni. Qui i taxi sono bianchi. Mi colpisce la struttura un po’ retrò del Trocadero Theatre. Dato che il tempo passa veloce mi riavvicino al pullman anche se mi sarebbe piaciuta una visita alla città.

Pittsburg

Si parte alla volta di Pittsburg, attraversando tutta la Pennsylvania. Il paesaggio diventa affascinante mentre il pullman arranca nella verde prateria d’America. Dal finestrino si alternano pianure, città e cittadine, boschi e un lago. Da internet (sul pullman c’è il Wi-Fi) scopro che costeggiamo il Marsh Creek State Park, una rinomata zona turistica patria degli appassionati di canoa. Intanto, ho con me da leggere Purity di Jonathan Franzen. Il paesaggio si fa più montagnoso, leggere diventa difficile e mi dedico all’ascolto in cuffia del Neil Young di Thrasher, che sembra fatto apposta per questi habitat.

Quattro ore di viaggio, una sola piccola sosta, e arriviamo a Sideling Hill, seconda fermata del viaggio. Luogo incantevole sulle rive del famoso fiume Potomac, Sideling Hill si trova tra il Maryland e la Pennsylvania. Il paesaggio circostante ricorda quasi i nostri Appennini.  Mezz’ora di sosta e si riparte alla volta di Pittsburg, poco più di un’ora di viaggio. Guardo l’ora dal mio mobile e sono le 15.30.

A Pittsburg arriviamo alle 16.30 in punto. Qui si scende tutti, il Greyhound ha finito la sua corsa. Devo effettuare il cambio alla volta di Los Angeles. La coincidenza, chiamiamola così, c’è tra oltre due ore e mezzo. Posso dedicarmi a dare un’occhiata alla città lasciando il bagaglio più ingombrante alla Greyhound Station.

La città conta 300.000 abitanti, arrivano a 2,5 milioni se si considera la sua area metropolitana. Pittsburg è chiusa tra i due fiumi Allegheny e Monongahela. Il suo sviluppo è avvenuto grazie all’industria dell’acciaio e del carbone (e si vede) tanto che gli americani la chiamano Steel City (città dell’acciaio). La Cathedral of Learning merita una visita, così come osservare la Hillman Library e il Carnegie Museum of Natural History (ma non c’è tempo per entrare). Attorno parchi e tanto verde. L’arredo urbano è molto curato.

Torno al terminal dei pullman dopo aver acquistato cibo e acqua per la notte e attendo di partire per Los Angeles. Sarà una dura traversata.

Los Angeles

Con un viaggio simile mi piacerebbe poter non dormire, avere la luce negli occhi per guardare l’oscurità della notte americana in questo on the road solitario per le strade d’America. Lasciamo Pittsburg intorno alle 19.30. Metto le cuffie attaccate allo smartphone e faccio partire la più strana colonna sonora che mi accompagna nella notte. Rolling Stone, Dylan, Neil Young, Tom Waits, ma anche David Gray, Dream Syndicate, Green on Red, Springsteen e molto altro.

Attraversiamo nella prima notte di viaggio, abbandonata la Pennsylvania, gli stati dell’Ohio e dell’Indiana. Nella notte appaiono e scompaiono luci di città sconosciute. A Cambridge, prima fermata nell’Ohio, vorrei scendere ma la sosta è troppo breve: si scende, si sale e via. A Columbus, la principale città dell’Ohio, però scendo. Sono le 22.30, mangio un hotdog acquistato in stazione, e mi guardo attorno nell’ora di tempo a disposizione. La città, dedicata a Cristoforo Colombo, si trova sul fiume Scioto. Con le sue mille luci sembra attraente. So che è un centro industriale importante per gli Stati Uniti. Il tempo però è tiranno e si riparte sulle strade dell’Ohio.

Prima che il sonno mi conquisti, leggo un’indicazione all’altezza di Springfield che mi rievoca antichi ricordi: è la freccia per Dayton. Ripenso al 1995, alla guerra della ex-Jugoslavia e agli accordi che avviarono il processo di pace. Fu qui. In quell’anno mi ero laureato da poco, e cominciavo a scrivere di esteri.

Quando alle 2.30 della notte arriviamo a Indianapolis, Indiana, quasi non mi accorgo. Nella fermata (circa un’ora) decido di scendere ma c’è poco da fare e vedere, anche se Indianapolis mi incuriosisce. Torno sul pullman a dormire come fanno della grossa tutti gli altri.

A Saint Louis, Missouri, arriviamo alle 6.00 del mattino. C’è un’ora e mezza di sosta prima di ripartire. Qui scendo eccome, Faccio colazione e giro senza allontanarmi troppo dalla Greyhound Station. La città rievoca il romanzo omonimo di Kerouac. La città, fondata nel 1874, è gigantesca. Riesco a vedere però il famoso Jefferson National Expansion Memorial con il suo gigantesco “Arco della Porta” in ricordo della spedizione di Lewis and Clark.

E si riparte per attraversare durante la giornata il Missouri, il Kansas e arrivare nella notte a Denver in Colorado. Dopo Saint Louis siamo transitati per Columbia, Kansas City (sosta di un’ora), siamo entrati nel Kansas a Topeka e Junction City, Salina, Hays e Goodland e arrivare nel Colorado. A Denver la sosta di un’ora intorno a mezzanotte non permette di vedere la città, se non durante l’ingresso e l’uscita del pullman che attraversa Denver. Grazie alla luna piena però si vedevano le montagne rocciose che circondano la città.

Nella notte attraversiamo tutto il Colorado, vedo solo una città Frisco che ricorda i fumetti di Tex Willer, e alle 7 del mattino entriamo nello Utah e ci dirigiamo verso il Nevada. Le fermate diventano fermate vere e proprie senza quasi la possibilità di scendere. A Cedar City nello Utah non c’è nessuno che sale e che scende e si riparte subito. A Las Vegas, Nevada, succede lo stesso. Vedo la città costruita nel deserto dai vetri di un pullman senza poter scendere. Per fortuna ero sceso a Green River, Utah, al mattino per fare colazione e sgranchire le gambe. Il paesaggio è comunque notevole. Per tutto il giorno si sono alternate zone aride a zone verdi, montagne rocciose stile Gran Canyon a boschi.

In serata arriviamo a Los Angeles. Bisogna cambiare pullman e prendere quello per San Francisco. Sono le 11 della sera. Il Greyhound per San Francisco parte tra 45 minuti. Nessuno, neppure i compagni di viaggio conosciuti casualmente nel percorso sul pullman ha più la forza di incuriosirsi alla città degli angeli. I ricordi vanno a James Ellroy, autore delle mie letture estive giovanili. Neppure io ho la forze e così salgo sul bus e parto per San Francisco.

San Francisco

La California la attraversiamo di notte. L’atmosfera è eccitante. Leggo nomi che avrò sentito mille volte, frutto della cultura cinematografica e letteraria americana. Avenal, Oakland, Palo Alto, San Josè. Infine San Francisco. E’ mattina. Vado alla ricerca dell’hotel con un taxi dopo aver salutato chi ha percorso con me questo lungo tragitto. Un viaggio e percorso che ti segna. Come scriveva Steinbeck “è il viaggio che fa le persone e non le persone che fanno il viaggio”.


Il percorso

PORT AUTHORITY 08:00
PHILADELPHIA, PA (45m) 10:00 10:45
RS SIDELING HILL, PA (30m) 14:45 15:15
PITTSBURGH, PA (2h 30m) 16:30 19:00
CAMBRIDGE (E), OH (5m) 20:45 20:50
COLUMBUS, OH (55m) 22:30 23:25
INDIANAPOLIS, IN (50m) 02:25 03:15
ST LOUIS, MO (1h 20m) 06:10 07:30
COLUMBIA, MO (10m) 09:45 09:55
KANSAS CITY, MO (1h 0m) 11:55 12:55
TOPEKA, KS 14:05 14:05
JUNCTION CITY (E), KS 15:20 15:20
SALINA, KS (30m) 16:15 16:45
HAYS, KS 18:15 18:15
GOODLAND (E), KS (30m) 19:30 20:00
DENVER, CO (1h 0m) 23:20 00:20
IDAHO SPRINGS (E), CO 01:15 01:15
FRISCO (E), CO 02:05 02:05
VAIL (E), CO (5m) 02:40 02:45
GLENWOOD SPRINGS, CO 03:55 03:55
GRAND JUNCTION, CO (35m) 05:25 06:00
GREEN RIVER, UT (30m) 07:40 08:10
RICHFIELD (E), UT (10m) 10:15 10:25
PAROWAN (E), UT (30m) 11:50 12:20
CEDAR CITY, UT 12:45 12:45
ST GEORGE (E), UT (5m) 13:35 13:40
LAS VEGAS, NV 14:45 14:45
BARSTOW, CA (15m) 18:25 18:40
VICTORVILLE, CA 19:15 19:15
SAN BERNARDINO, CA (15m) 20:10 20:25
RIVERSIDE, CA (5m) 20:40 20:45
SANTA ANA, CA 21:45 21:45
ANAHEIM, CA 22:05 22:05
LOS ANGELES, CA (45m) 22:45 23:30
AVENAL, CA (30m) 03:00 03:30
OAKLAND, CA (10m) 06:25 06:35
SAN FRANCISCO BUS STATION 07:05
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Informazioni su Redazione ()
Magazine online di politica estera e attualità internazionale. Si occupa di informazione sui temi della diplomazia, economia internazionale, cultura e sviluppo.

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