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Il golpe della Turchia contro se stessa

Ha ancora un senso parlare di adesione della Turchia nell’Unione Europea? Deve continuare la permanenza turca nella Nato? Dopo il fallito colpo di Stato del 15 luglio nulla in Turchia sarà più come prima. Inclusa la posizione di Ankara sul piano internazionale.

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Il tentativo di colpo di Stato in Turchia mette a nudo l’instabilità democratica del Paese

Gli autori dello strampalato tentativo di golpe turco del 15 luglio non sono riusciti a rovesciare il presidente Recep Tayyip Erdogan ma hanno piegato in due la Turchia. Il fallito colpo di stato ha messo a nudo le debolezze e l’instabilità di un Paese che è la porta d’Oriente (o d’Europa), il fianco sud-orientale del perimetro comunitario europeo e nordatlantico.

Gli attacchi intensi dell’Isis a colpi di autobomba, la lite internazionale con Mosca dopo l’abbattimento del jet russo da parte dell’aviazione turca, il conflitto parallelo con i curdi, i sospetti di appoggio all’Isis fingendo di non vedere i passaggi di frontiera di uomini e armi, hanno messo in difficoltà la Turchia dell’ultimo anno minandone la credibilità internazionale.

La strategia del Califfato ha puntato a destabilizzare il governo di Ankara non appena la Turchia, dopo esitazioni e solleciti, ha deciso di entrare nella guerra contro l’Isis. Lo fece mettendo a disposizione la propria base Nato di Incirlik, dalla quale partono gli aerei della coalizione che combatte lo Stato Islamico.

Fu quella la svolta, il punto di rottura nel rapporto ambiguo tra Isis e Turchia. Da allora, le incursioni e gli attacchi dei miliziani islamici in Turchia sono aumentate. Probabile che la gestione della questione Daesh abbia incrinato gli equilibri all’interno delle istituzioni turche, soprattutto nell’esercito.

C’è poi la visione diversa nei corpi istituzionali della geopolitica e del ruolo della Turchia sul piano internazionale. Sebbene Ankara sia, per la sua posizione territoriale strategica, un avamposto rilevante per Unione Europea e Nato, la sua instabilità davanti alla minaccia islamica e i suoi richiami orientali rendono più difficili oggi le sue ambizioni internazionali.

Che sono l’ingresso nell’Unione Europea e il progetto della Grande Turchia. Sul versante comunitario, Ankara ha presentato da tempo la sua domanda di adesione senza mai ricevere una risposta ufficiale. La Grande Turchia è il sogno di Erdogan per un ritorno neo-ottomano sulla regione mesopotamica. Il progetto passa dalla creazione di protettorati nella regione, sotto controllo turco, approfittando della crisi siriana e irachena. Un allargamento di sovranità, insomma, a piccoli passi.

Oggi questi obiettivi, non condivisi da tutti nell’esercito e nelle altre istituzioni, sono sempre più lontani.

L’instabilità democratica turca, dimostrata con il tentativo del golpe militare, rilancia la questione dell’adesione turca all’Unione Europea. E’ ancora necessaria? Il quesito si fa più importante dopo le immagini dei militari e poliziotti arrestati e sottoposti a vessazioni fisiche, le minacce di introduzione della pena di morte, le violazioni ora e prima dei diritti umani. Angela Merkel, cancelliera tedesca, lo ha già messo in chiaro a Erdogan: con la pena di morte, la Turchia non può entrare nell’Ue.

Se la posizione turca sull’Ue si fa critica, peggiora anche il ruolo di Ankara dentro la Nato. L’Alleanza nordatlantica ha messo in chiaro nel suo recente summit di Varsavia quali sono le sfide future che l’attendono. Può la Nato gestire crisi internazionali con uno Stato membro ancora a rischio di coup d’etat militari al suo interno? L’affidabilità e la credibilità in questi casi sono fondamentali. La Turchia ha tentennato sull’uso della base turca di Incirlik e accusa gli Usa di essere dietro al golpe. Senza dimenticare che ha strizzato l’occhio al Califfato per molti mesi.

Le ambizioni di estensione territoriale sono svanite dopo l’intervento della coalizione internazionale contro i jihadisti in Siria e Iraq.

Per ora Erdogan cerca di salvarsi la faccia incolpando Fetullah Gulen, un predicatore e studioso turco di 75 anni che vive esiliato in Pennsylvania. Gulen si difende accusando a sua volta Erdogan di aver inventato il golpe per aumentare il suo potere. Qualunque sia la verità, di sicuro il presidente turco è alla ricerca di strade che lo conducano a recuperare credibilità. La strada però è in salita perché la Turchia dopo questo golpe non sarà più la stessa. Ma il vero golpe i turchi lo hanno fatto contro se stessi molto prima del 15 luglio.

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1 Commento su Il golpe della Turchia contro se stessa

  1. se quando la Turchia era se stessa, quella Turchia che alcuni caldeggiavano parte dell’Unione, era la Turchia che sognava e faceva pressioni per ritornare a essere la “grande Turchia” proponendo protettorati il Mesopotamia e Siria allora ben venga il golpe che ha destabilizzato quel Paese. Il tempo dei protettorati grazie a Dio é finito e si spera non ritorni mai più. i popoli devono decidere da sé il proprio destino, quale che esso sia. Si deve ritornare agli stati-nazione dove tutti parlano la stessa lingua e hanno la stessa cultura se si vuole evitare scontri tribali e/o guerre civili. abbiamo visto quello che é successo in Jugoslavia cessata la dittatura di Tito e in pratica l’occupazione bosniaca e stiamo vedendo ora il danno che fecero i vincitori della Prima Guerra Mondiale dividendo l’impero ottomano colassato secondo criteri di opportunità politica anziché secondo storia e cultura di quei popoli

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