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Perché  la Turchia è strategica

Turchia è strategica

Il tentativo di colpo di Stato di ieri in Turchia ha riportato prepotentemente in evidenza la grande importanza strategica della Turchia nel mondo contemporaneo, non solamente per la sua posizione geografica, ma anche per gli accordi commerciali e militari che i governi occidentali hanno firmato con il governo turco.

Per affrontare le nuove sfide del mondo contemporaneo avere la Turchia, in particolare il Presidente Erdogan, come alleato è fondamentale perché i delicati equilibri geopolitici della regione mediorientale passano proprio dal territorio turco.

Per la sua posizione geografica a cavallo tra Europa ed Asia, confinante con la martoriata Siria, la Turchia ricopre un ruolo fondamentale sia nella gestione dell’emergenza immigrazione, sia nella lotta al terrorismo internazionale. Gli accordi firmati dall’Unione Europea con il governo di Erdogan per cercare almeno di limitare la marea umana di rifugiati che ogni giorno tentano di entrare in Europa sono molto importanti perché sono l’unico mezzo che abbiamo per riportare ordine nella grande massa dei profughi che fuggono da guerre e carestie e danno il tempo ai Paesi europei di organizzare una adeguata accoglienza.

La Turchia, confinando con la Siria, svolge un ruolo strategico anche nel combattere il terrorismo del sedicente Stato islamico; basta pensare che in territorio turco ci sono alcune delle più importanti basi militari statunitensi, dalle quali ogni giorno partono gli aerei e i droni che bombardano le postazioni degli uomini in nero del Califfato in Siria e Iraq. Dalla Turchia passano anche i flussi dei foreign fighters che dall’Occidente vanno ad unirsi alle fila dei miliziani islamisti e per identificarli ed impedire loro di tornare in Europa e progettare attentati serve la collaborazione del governo turco. L’atteggiamento di Ankara nei confronti della lotta al terrorismo, tuttavia, è sempre stato molto ambiguo e i raid aerei turchi sono sempre stati indirizzati più contro le postazioni del PKK, che contro quelle dei miliziani islamisti.  

Tutti i governi occidentali hanno con la Turchia importanti accordi commerciali che riguardano moltissimi settori produttivi fondamentali per l’economia, tutti firmati proprio da Erdogan e dai suoi ministri.

I recenti riavvicinamenti della Turchia alla Russia e ad Israele sono un chiaro segno che la strategia di politica estera turca è cambiata e che il governo di Ankara vuole uscire dall’isolazionismo e aprirsi all’esterno.  

Nonostante l’islamizzazione della società, la crescente censura su tutti i mezzi di comunicazione e il non rispetto dei diritti umani il mondo occidentale ha bisogno che Erdogan resti al potere per non compromettere i delicati equilibri geopolitici di quell’area di pianeta a cavallo tra Oriente e Occidente.  

Valeria Fraquelli 

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Magazine online di politica estera e attualità internazionale. Si occupa di informazione sui temi della diplomazia, economia internazionale, cultura e sviluppo.

3 Commenti su Perché  la Turchia è strategica

  1. Questo commento della Signora Franquelli e’ racapricciante “nonostante…la crescente censura…il non rispetto dei diritti umani….” e le sembra poco? Ve bene avere pelo nello stomaco e occhi bendati, ma mi sembra troppo. Certamente leggendo la storia vediamo che Stalin non si fece scrupoli nell’allearsi a Hitler ne tantomeno gli Alleati nell’allearsi a Stalin, ma non mi sembrano esempi edificanti ne da seguire. La Turchia usa il proprio esercito per combattere il PKK che e’ l’unico che combatta seriamente il califfato mentre traffica col califfato stesso il petrolio rubato ai Paesi occupati, e le sembra poco? Che cosa trova di piu’ edificante in Erdogan rispetto a Geddafi o Saddam? Oltre al fatto che ospita basi NATO naturalmente

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  2. Gentile lettore, il mio articolo non voleva essere un elogio di Erdogan e delle sue azioni, ma voleva essere una spiegazione del perché, anche se tutti condannano i suoi modi autoritari e la sua repressione contro i suoi avversari politici, nessuno ha interesse che il Presidente turco lasci il potere. Negli ultimi giorni, infatti, Erdogan sta mettendo in atto una repressione durissima nei confronti dei presunti partecipanti al fallito golpe, e tutti i leader mondiali stanno condannando i suoi modi, ma nessuno ne chiede le dimissioni, proprio per non compromettere i delicatissimi equilibri geopolitici della regione.
    Valeria Fraquelli

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  3. Gentile Signora Valeria, nessuno ne chiede le dimissioni perche’ facendolo perderebbe il proprio tempo e anche la faccia. Erdogan e’ il presidente di un Paese che lo ha piu’ o meno scelto e che comunque lo (piu o meno) tollera. Da parte nostra, come estranei possiqmo solo chiedere e pretendere dai nostri governi di prenderne autorevolmente le distanze, che convenga o meno farlo, come vennero a suo tempo presemle distanze da Pinochet e da altri dittatori

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