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I possibili scenari dopo Brexit

I possibili scenari dopo Brexit

Quali sono i possibili scenari dopo il voto per Brexit?

Cosa succederà dopo la scelta dei cittadini britannici di lasciare l’Unione Europea e quali scenari si prospettano? Uno studio dell’Ifo Institute di Monaco realizzato nel 2015 ha fotografato alcuni possibili scenari.

L’inchiesta evidenziava già un anno fa che l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea avrebbe avuto molte implicazioni negative non solo per l’economia britannica ma anche per l’Ue e in particolare per la Germania.

Gli effetti di Brexit, scrivevano gli analisti dell’Ifo, avrebbero messo i freni al libero commercio, le regole del mercato economico europeo avrebbero cessato di essere applicate e sarebbero state ristabilite le barriere doganali per i consumatori.

In altri termini, l’Ifo Institute prevedeva un aumento dei costi per il commercio di beni e servizi soprattutto per la Gran Bretagna. E la scelta per Brexit avviene in un contesto economico complesso in cui è la Gran Bretagna ad avere bisogno del mercato europeo più di quanto il mercato dell’Ue abbia bisogno di quello britannico.

Inoltre, rilevava lo studio Ifo, la Gran Bretagna è il terzo contribuente (dopo Germania e Francia) dell’Unione Europea. I sudditi di sua Maestà hanno versato nel 2014 circa 10 miliardi di euro nelle casse di Bruxelles. L’uscita britannica costituisce dunque un bel guaio per il bilancio comunitario.

Sono tre gli scenari che venivano ipotizzati dallo studio e che sono ancora attuali.

Il primo scenario prevede che Londra e Bruxelles trovino un accordo che minimizzi gli svantaggi per entrambi. Ciò potrebbe succedere con un’intesa simile a quella che regolarizza i rapporti tra Unione Europea e Norvegia: la Gran Bretagna esce dall’Ue ma rimane nel mercato unico europeo aderendo alla European Economic Area (EEA).

Un accordo di questo genere porterebbe vantaggi a quelle società britanniche che sono operative sul mercato europeo. I cambiamenti commerciali rispetto a oggi sarebbero pochi. Allo stesso modo della Norvegia, i contribuenti britannici dovrebbero pagare una quota per rimanere sul mercato unico europeo con il vantaggio però di non avere vincoli e obblighi dalla legislazione europea. Tranne naturalmente le normative di convivenza commerciale sul mercato europeo.

Il secondo scenario richiama il modello svizzero. Si tratta di un accordo di libero commercio tra Bruxelles e Londra uguale a quello esistente tra Bruxelles e la Svizzera. Questa intesa regola le relazioni economiche ed è composta da 120 patti che danno alla Svizzera il diritto di accedere al mercato interno comunitario. Questo scenario presuppone tempi più lunghi perché comporre il puzzle del trattato finale attraverso un centinaio di piccoli accordi può spostare la soluzione molto in là nel tempo.

Il terzo scenario è il più pericoloso: gli europei non vogliono trovare alcun compromesso con la Gran Bretagna che ha scelto Brexit e l’uscita dall’Ue. E’ quello più pericoloso perché rischia di trascinare al collasso sia Londra sia l’Ue. Certo, i costi legati al commercio sarebbero più alti per le aziende britanniche. Anche le aziende europee però non se la passerebbero bene. Prendiamo come esempio l’industria automobilistica tedesca. Gli impianti di produzione di aziende tedesche in Gran Bretagna si troverebbero a loro volta a affrontare costi più elevati con ricadute sull’export.

Il segnale mandato da Berlino dalla trilaterale Germania, Francia, Italia sembra andare in questa direzione. Va bene la scelta di non trattare finché Londra non decide di attivare la procedura prevista dall’articolo 50 del Trattato Ue. Un porta aperta però l’Ue la deve tenere. Se non altro per prevenire una situazione di collasso economico come quella del terzo scenario.

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Magazine online di politica estera e attualità internazionale. Si occupa di informazione sui temi della diplomazia, economia internazionale, cultura e sviluppo.

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