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La tenaglia sull’Isis

Isis, Stato Islamico, La tenaglia sull'Isis

La tenaglia sull’Isis. Lo Stato Islamico è sotto attacco.

E’ sempre più intensa l’offensiva militare contro lo Stato Islamico. Si stringe ovunque la morsa contro il Califfo. I jihadisti accerchiati su più fronti cercano vie d’uscita in Siria, Iraq e Libia. Ora preoccupano i colpi di coda dello Stato Islamico.

Siria

E’ in corso una strategia a ventaglio per accerchiare Raqqa, roccaforte dell’Isis in Siria. La “capitale” del Califfato è sotto attacco da sud, nord e ovest. Il centro nevralgico dell’offensiva militare è la zona settentrionale rispetto alla città. Quella verso il confine con la Turchia- E’ l’area in cui i miliziani dell’Isis spostano uomini e mezzi attraverso il confine turco. E’ qui che gli uomini in nero del Califfo hanno lo spazio di manovra e una eventuale via di fuga.

La strada per Raqqa quindi passa dall’attacco a tenaglia sull’Isis dal versante settentrionale. In particolare, è quellonord orientale a essere al centro dell’offensiva. Qui sono molte le città ancora sotto il controllo del Califfato. Come per esempio la cittadina di Manbij, nella Siria settentrionale, controllata dall’Isis dove da giorni infuria la battaglia.

A condurre le operazioni sono miliziani curdi e siriani coperti dall’aviazione della coalizione internazionale contro l’Isis targata Usa. Sul territorio siriano le milizie procedono a ventaglio, conquistando villaggi e avamposti in modo da accerchiare Raqqa.

Ad aprire la strada per Raqqa era stata lo scorso anno (giugno 2015) la liberazione della città di Kobane,vicina al confine tra Turchia e Siria. Nonostante il tentativo del Califfato di riprenderne il controllo, i miliziani curdi e arabi erano riusciti a respingere l’assalto e a costringere i jihadisti alla ritirata.

Sul versante occidentale vale la stessa strategia. I combattenti curdi e arabi appoggiati da Stati Uniti e loro alleati hanno respinto un tentativo dell’Isis di attaccare la città di Azaz. Il che mostra come lo Stato Islamico stia tentando di aprirsi varchi e di essere in difficoltà se accerchiato nella regione attorno a Raqqa. Più a ovest, l’Isis tenta di dare prove di forza con attentati dei suoi kamikaze. A Damasco per la seconda volta è stato colpito ieri un sobborgo meridionale sciita uccidendo 12 persone. Nelle scorse settimane i miliziani dello Stato Islamico hanno rivendicato attentati avvenuti nei pressi di Latakia e Tartus.

A sud di Raqqa lo Stato Islamico sta subendo invece la pressione delle forze governative fedeli al presidente Bashar al-Assad, appoggiate dall’aviazione russa.

La parola d’ordine della strategia anti-Isis sembra dunque quella di non lasciare spazi di manovra ai jihadisti. L’unico punto debole è però il versante orientale in Siria ai confini con l’Iraq. Gli uomini del Califfato, in caso di accerchiamento e impossibilità di difesa della città, potrebbero tentare l’abbandono di Raqqa e dirigersi in Iraq verso Mosul oppure Deir Ezzor nella Siria orientale.

Le forze curde sembra siano arrivate a 25 km da Raqqa. Dunque molto vicine alla roccaforte Isis. Però non potrebbero contare su un numero sufficiente di uomini in grado di sferrare un attacco. Dovranno attendere i soccorsi delle milizie arabe del Sdf. Se anche in questo caso le forze non saranno sufficienti, per gli Usa e loro alleati si porrà un interrogativo epocale: truppe di terra sì o no?

Iraq

Così come in Siria, anche in Iraq la strategia anti-Isis punta a liberare la roccaforte di Mosul. La strada per Mosul passa però attraverso Falluja, la città controllata dallo Stato Islamico dove si combatte strada per strada. La liberazione della città dal Califfato sembra imminente. L’agenzia Reuters annuncia oggi che la strada per Mosul sembra in discesa e che le truppe dell’esercito regolare iracheno stanno avanzando spedite verso la roccaforte dello Stato Islamico. La strategia di avvicinamento a Mosul parte dal versante meridionale dove le truppe irachene, coperte dall’aviazione della coalizione internazionale anti-Isis, stanno combattendo e guadagnando terreno.

Libia

La guerra al Califfato non tocca solo la Mesopotamia. In Africa, e in Libia in particolare, lo scontro con i miliziani dell’Isis di sta facendo più acuto. Le truppe dell’esercito di Tobruk in collaborazione con il governo di unità nazionale libico di Al-Sarraj sono vicine a liberare la città di Sirte, la roccaforte Isis in Libia. Ieri è stato riconquistato il porto della città, mentre aviazione e navi da guerra impediscono la fuga di miliziani via mare. Secondo un annuncio pubblicato lo scorso 10 giugno da finti vicine a Sarraj, la città sarà liberata in tempi brevi. Al di là delle procalamzioni dal sapore più propagandistico, resta il fatto che lo Stato Islamico è comunque in affanno anche nel Paese nordafricano.

Nigeria

Il movimento Boko Haram, che l’anno scorso ha dichiarato la propria fedeltà e fratellanza allo Stato Islamico, è quasi debellato. Lo scorso 24 dicembre il governo nigeriano ha rilasciato una nota nella quale ha parlato di aver “tecnicamente vinto” la guerra contro i jihadisti. Una tesi confermata anche da un video nel quale il leader di Boko Haram dice di essere pronto ad arrendersi. Certo, i colpi di coda dei miliziani jihadisti continuano a esserci, come mostrano alcuni recenti attentati compiuti nel Paese. Si nota comunque negli ultimi mesi un’assenza del Califfato.

In questa strategia a tenaglia contro l’Isis e i suoi affiliati c’è un punto degno di osservazione. Ultimamente non is sente quasi più parlare, anzi è scomparso dalla stampa internazionale, del negoziato sulla Siria. Tantomeno del dopo Isis. Cosa succederà in quei Paesi che in questi due anni sono stati in parte controllati dal Califfo? Rimangono stabili o subiranno altre evoluzioni? Un tema da mettere in agenda nei summit internazionali. A meno che non si pensi che la presenza dello Stato Islamico non abbia lasciato segni profondi. (Da Affari Italiani).

Ovidio Diamanti

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Magazine online di politica estera e attualità internazionale. Si occupa di informazione sui temi della diplomazia, economia internazionale, cultura e sviluppo.

1 Commento su La tenaglia sull’Isis

  1. Rimane una perplessità su questa guerra: l’assenza di notizie indipendenti e di immagini. Mai foto o film di prigionieri, di mezzi abbandonati dagli sconfitti, di civili liberati. È come se il Califfato quando viene sconfitto si dileguasse senza lasciare traccia. Questa è la prima guerra senza immagini stranamente proprio ora che ogni combattente dispone certamente di on cellulare in grado di spedire foto o filmati. Del “nemico” esistono solamente le immagini che lui stesso ci fornisce.

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