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Il Califfato dell’ISIS spiegato in cinque punti

Cinque cosa da sapere sul Califfato dell’Isis, che Barack Obama ha definito la più grande minaccia mondiale del nostro tempo. Gli uomini “in nero” sono simbolo di atrocità e hanno usato gli strumenti della comunicazione con grande impatto sull’opinione pubblica.

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Il Califfo dell’Isis al-Baghdadi in una foto del 2003 pubblicata dalla Cbs news.

di Valeria Fraquelli

Per Barack Obama è la più grande minaccia mondiale dei nostri tempi. Europa e Russia hanno subito i suoi attacchi e avuto un bilancio pesante in vite umane. E’ il Califfato dell’ISIS, simbolo di atrocità e di capacità a infiltrare in tutto il mondo i suoi  miliziani in nero pronti a compiere attentati di grande impatto sull’opinione pubblica, come quelli che hanno insanguinato Parigi e Bruxelles.

Gli uomini in nero del Califfato sono anche noti per la loro capillare attività di propaganda che è riuscita a convincere molti giovani musulmani e non ad abbracciare le idee più radicali.

Proviamo a chiarire in cinque punti come è nato il Califfato e come ha fatto ad arrivare al punto in cui si trova oggi.

  1. La nascita

Il Califfato autoproclamato dall’ISIS così come lo conosciamo oggi nasce tra il 2013 e il 2014, quando il 43enne Abu Bakr al Baghdadi, espulso da Al Qaeda perché considerato instabile e troppo violento, decide di fondare un suo movimento con l’intento di portare la religione islamica a quella che lui definisce la purezza delle origini.

Questo “purificazione” poteva realizzarsi, secondo al Baghdadi, solo riportando in vita quel Califfato che, prima della proclamazione della Repubblica turca e prima dell’attuale divisione in Stati del Medio Oriente, riuniva tutta la comunità musulmana in un unico grande Stato con a capo proprio un Califfo.

Il 29 giugno del 2014 al Baghdadi si autonomina ufficialmente Califfo.

  1. Il progetto territoriale

Al Baghdadi riesce a convincere della bontà del suo progetto molti altri fuoriusciti da Al Qaeda dopo l’uccisione di Bin Laden da parte delle forze speciali statunitensi. E così si dedica seriamente a riportare il Califfato in quegli stessi territori in cui si estendeva quando il Medio Oriente era al massimo del suo potere e del suo splendore.

Le prime città che il neonato ISIS comincia a conquistare, non a caso, sono quelle storiche in cui il potere politico e quello religioso un tempo si univano sotto il comune rispetto delle regole dettate dal profeta Maometto in persona.

Raqqa, Mosul, Aleppo, un tempo erano considerati luoghi di potere, ma allo stesso tempo luoghi sacri, pieni di santuari dedicati a Maometto e ai suoi discendenti.

Al Baghdadi e i suoi uomini in nero promettono di vendicare i torti che l’Islam ha subito da parte di coloro che lui chiama infedeli e miscredenti, che hanno osato profanare le terre sacre alla religione islamica.

  1. Il radicalismo religioso

 Nei territori conquistati dal Califfo e dai suoi uomini la Sharia, la legge islamica, viene applicata nel modo più rigoroso possibile e tutti coloro che non sono di fede islamica vengono forzati alla conversione con metodi brutali e chi si rifiuta viene torturato e ucciso senza pietà.

Le minoranze religiose cristiane presenti nelle località controllate dall’ISIS, come ad esempio gli yazidi, vengono costretti alla fuga.

Le altre confessioni religiose non sono tollerate dagli islamisti: le donne non musulmane sono vendute come schiave, violentate e costrette alla prostituzione, mentre gli uomini vengono incarcerati, torturati e uccisi.

Gli occidentali sono considerati il male supremo che deve essere cancellato dalla faccia della Terra con ogni mezzo, anche quelli più sanguinari.

  1. Gli attentati e la guerra

 Con gli attentati di Parigi e Bruxelles il Califfato raggiunge l’apice della brutalità e si dimostra capace di colpire quando e dove meno ce lo si aspetta, in modo subdolo, utilizzando cellule dormienti formate da giovani musulmani che si sono radicalizzati su Internet guardando i tanti video della propaganda jihadista.

Il traffico di foreign fighters che dall’occidente di dirigono nelle zone di guerra di Iraq e Siria, per poi tornare in patria con il preciso intento di compiere attentati diventa fondamentale per i miliziani in nero.

Lo scopo di seminare panico e terrore in tutti coloro che vengono chiamati gli infedeli occidentali, infatti, si raggiunge con attacchi ben organizzati nei principali punti di interesse che provocano un grande impatto sull’opinione pubblica.

In Medio Oriente intanto infuriano le battaglie tra ISIS e forze della coalizione internazionale per strappare agli islamisti quanti più territori possibile e, a partire dall’anno scorso, cominciano a vedersi i primi successi.

  1. La lotta contro l’ISIS oggi

Al momento in Medio Oriente le azioni combinate di guerriglieri curdi, aviazione russa e coalizione internazionale a guida statunitense hanno permesso la liberazione di alcune importantissime città, tra cui Palmira.

Il Califfato nonostante ciò non è affatto sconfitto perché nuovi gruppi di miliziani fedeli ad al Baghdadi sono nati in nord Africa, soprattutto nella disastrata Libia, e anche nei Balcani: la lotta al terrore sarà ancora molto lunga.

 

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Magazine online di politica estera e attualità internazionale. Si occupa di informazione sui temi della diplomazia, economia internazionale, cultura e sviluppo.

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