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Come capire Brexit: Gran Bretagna più sicura dentro o fuori l’Ue?

La Gran Bretagna è più sicura rimanendo dentro o fuori l’Unione Europea? Cosa succede alla sicurezza britannica se gli inglesi scelgono di uscire dall’UE. Gran Bretagna più isolata e meno sicura? Il dibattito inglese.

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Brexit: Gran Bretagna più sicura dentro o fuori l’Unione Europea?

Il dibattito su Brexit, cioè l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, è stato finora sugli aspetti economici, commerciali e sui fenomeni migratori. Il tema della difesa e della sicurezza della Gran Bretagna è rimasto assente. Eppure, il primo ministro David Cameron ha dichiarato più volte che i britannici sono più sicuri dentro la casa europea. Cameron lo ha ripetuto anche nel momento in cui è stato indetto il referendum lo scorso febbraio. Secondo il primo ministro inglese, Brexit farebbe addirittura aumentare il rischio di conflitto in Europa. La scorsa settimana Cameron è arrivato a spiegare -riporta l’Economist- che ogni volta in cui la Gran Bretagna ha voltato le spalle all’Europa, se n’è pentita amaramente.

Gli anti-Brexit sostengono che l’uscita dall’Ue ridurrebbe il ruolo della Gran Bretagna nel mondo. Questa posizione nasce dalla considerazione che l’Ue ha costruito negli ultimi vent’anni una politica estera e di sicurezza comune. Grazie a questa, l’Ue ha messo in campo azioni diplomatiche congiunte dando un contributo notevole alla soluzione di problematiche internazionali complesse. Dalla trattativa sul nucleare iraniano alle sanzioni verso la Russia dopo la questione ucraina, per citare due esempi. E i sondaggi -secondo i media inglesi- dicono che l’elettore britannico è più che favorevole alla cooperazione nel campo della difesa.

L’Unione Europea gioca un ruolo importante anche nella cooperazione di intelligence e sicurezza. Su questo aspetto le opinioni sono contrastanti. Alcuni funzionari dei servizi britannici ritengono che i costi in sicurezza della Brexit sono bassi. Altri pensano invece che stare dentro l’Ue significa avere accesso ai database europei e aumentare la propria sicurezza. Sul Sunday Times dell’8 maggio, due ex-capi dei servizi di sicurezza britannici, hanno scritto che “l’Ue rafforza la nostra sicurezza, mentre Brexit -che farebbe perdere la condivisione ai database- indebolirebbe la nostra capacità di difenderci”.

I pro-Brexit respingono queste considerazioni. Sulla politica estera e di sicurezza comune, ribattono che è la Nato l’alleanza di riferimento e non l’Ue. Sull’intelligence, sostengono che il gruppo chiave è il cosiddetto “cinque occhi“, composto da Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Canada. Infine, ritengono che l’Ue è in difficoltà sia perché alcuni suoi membri sono completamente inaffidabili, sia perché la Corte di Giustizia Europea ha troppo peso sui casi riguardanti la sicurezza. Soprattutto nell’estradizione di terroristi.

A queste argomentazioni gli antiBrexit ribattono in questo modo. La Nato -sostengono in molti- riconosce il ruolo dell’Unione Europea e, in diverse occasioni, si è servita e ha trovato utili i mezzi civili dell’Ue. Per quanto riguarda i “cinque occhi”, ricordano come questi Paesi abbiano tutti auspicato una permanenza della Gran Bretagna nell’Ue. Sui giudici della Corte ribattono che la sicurezza è una prerogativa nazionale. I casi in cui i giudici hanno bloccato le estradizioni di terroristi, si è trattato di giudici nazionali (anche britannici) o della Corte Europea dei Diritti Umani, che non è dell’Ue.

Di sicuro Cameron ha esagerato vedendo i rischi di un conflitto. E’ vero però che i maggiori sostenitori internazionali della Brexit sono tutti nemici dei Paesi occidentali. I britannici non avranno di certo la sicurezza e la difesa in testa il 23 giugno quando dovranno scegliere se stare dentro o fuori l’Ue. Però è bene che ci facciano un pensierino.

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Magazine online di politica estera e attualità internazionale. Si occupa di informazione sui temi della diplomazia, economia internazionale, cultura e sviluppo.

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