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Perché le presidenziali Usa 2016 passeranno alla storia

Ci sono 6 buoni motivi per spiegare perché la corsa per la Casa Bianca nel 2016 sarà ricordata nella storia. Hanno resistito solo in tre al percorso durissimo delle primarie. Una donna e due uomini, in tre sulla stessa barca. Comunque vada, il risultato sarà storico.

I sei motivi che fanno passare alla storia le elezioni presidenziali 2016.

I sei motivi che fanno passare alla storia le elezioni presidenziali 2016.

A circa sei mesi dal round elettorale vero e proprio che eleggerà il presidente Usa del dopo Obama, sono rimasti in tre a correre per la poltrona della Casa Bianca. Donald Trump è rimasto l’unico candidato  per il Partito Repubblicano. Tutti gli avversari del suo partito si sono ritirati. Sul fronte democratico è una sfida continua tra Hillary Clinton e Bernie Sanders. Quest’ultimo è la vera sorpresa di questa campagna elettorale che appare affaticata e stanca come mai. Se la ex-first lady è avanti per numeri di grandi elettori, Sanders non molla tenendo sotto stress continuo la Clinton.

Chiunque sarà eletto, la campagna presidenziale Usa 2016 sarà ricordata nella storia per 6 motivi. Ecco quali sono:

1. Largo ai giovani

Nel 2008 Barack Obama fu eletto presidente. Aveva 47 anni quando mise piede alla Casa Bianca. Era il quinto presidente più giovane della storia americana. Theodore Roosevelt fu il più giovane di tutti. Aveva 42 anni (un mese dopo ne avrebbe compiuti 43).

Il futuro presidente, chiunque esso sia, sarà meno giovane.

Bernie Sanders ha 75 anni. Le sue chance di farcela al momento sono molto difficili. Quest’ energico signore, elegante nello stile e dal savoir-faire britannico, sta comunque dando del filo da torcere all’avversaria Hillary Clinton che la stampa internazionale aveva eletto già con la nomination sicura.

Donald Trump compie 7o anni il 14 giugno. Se viene eletto presidente sarà il presidente più vecchio della storia degli Stati Uniti.

Hillary Clinton compie 69 anni due settimane prima delle elezioni.

2. New York Story

Qualunque siano le sfide presidenziali, Trump-Clinton o Trump-Sanders, assisteremo a un confronto tutto tra newyorchesi (certo la Clinton è nata a Chicago, ma è newyorchese d’adozione, qui ha costruito tutta la sua carriera politica). L’ultima volta fu nel 1944. Quando Thomas Dewey, governatore di New York, sfidò Franklin D. Roosevelt.

3. Soldi facili

Quanto hanno speso i candidati in corsa per la Casa Bianca? La campagna presidenziale Usa è famosa anche per le cifre da capogiro investite dai candidati alla guida della più grande potenza del mondo. Il grafico qui sotto, realizzato dalla Bbc, è una fotografia interessante dei fondi spesi per la corsa alla Casa Bianca.

Chart showing how much money spent by US presidential candidates since 2000 - Donald Trump lowest

La vera sorpresa, contro ogni pronostico, è che Trump spende meno di tutti. Una cosa anomala per un candidato in questi tempi. I dati della Federal Election Commission dicono che il candidato repubblicano aveva speso alla fine di marzo 49 milioni di dollari. Di questi 36 milioni li ha messi di tasca sua, dal suo patrimonio personale.

Nessun altro candidato, repubblicano o democratico, è mai riuscito in questa impresa. Al Gore nella campagna elettorale del 2000 contro George W. Bush spese “solo” 126 milioni di dollari. Fino a Trump era stato il candidato più parsimonioso.

Hillary Clinton ha speso 187 milioni di dollari. La campagna elettorale però non è ancora finita. Anzi, quella vera sta per cominciare adesso. Vedremo se Trump mantiene livelli di parsimonia come quelli attuali.

4. Viva l’esperienza

Una vittoria elettorale di Donald Trump batterebbe un record storico. Nessuno negli ultimi 60 anni ha fatto il presidente degli Stati Uniti senza avere esperienze pregresse come senatore o governatore. Unica eccezione, se vogliamo, fu Dwight Eisenhower eletto nel 1953, che però veniva da una lunga e nota esperienza come generale del Comando Supremo delle forze alleate nella Seconda Guerra Mondiale. A ritroso nel tempo, solo Herbert Hoover (presidente dal 1929 al 1933) non aveva esperienza istituzionale avendo svolto il suo lavoro di ingegnere. Nessun candidato infine ha mai avuto catene di casinò e hotel. Trump sta facendo un vanto della sua estraneità all’establishment di Washington, sostenendo che lo rende più in buona fede.

5. Una donna alla Casa Bianca

Così come Obama è passato alla storia per essere stato il primo presidente nero degli Stati Uniti, Hillary Clinton potrebbe essere la prima donna presidente. Molte donne hanno corso in ticket con candidati presidenti, come Geraldine Ferraro con il democratico Walter Mondale nel 1984 contro Ronald Reagan, oppure Sarah Pallin con il repubblicano John McCain nel 2008 contro Barack Obama.

6. Democratic Party

L’ultimo caso che gli annali della storia americana ricordano di un candidato democratico eletto dopo un presidente democratico fu quello di James Buchanan, presidente dal 1857 al 1861. Da allora non ci furono più successioni. Harry Truman era il vice-presidente di Franklin Roosevelt. Quando Roosevelt morì, Truman divenne in automatico presidente. Lo stesso discorso valse per Lyndon Johnson. Sia Truman che Johnson vennero poi eletti di nuovo presidenti nelle elezioni. Non erano però degli outsider, fuori cioè dall’apparato della Casa Bianca. Lo è invece, con le cautele del caso, Hillary Clinton e ancora di più Bernie Sanders. Una loro vittoria significherebbe sfatare il mito lungo dai tempi di Buchanan e della guerra civile che un presidente democratico difficilmente viene sostituito da un altro democratico.

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Magazine online di politica estera e attualità internazionale. Si occupa di informazione sui temi della diplomazia, economia internazionale, cultura e sviluppo.

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