Unione Europea sospende aiuti finanziari al Burundi

Unione Europea sospende aiuti finanziari al Burundi
Unione Europea sospende aiuti finanziari al Burundi

Lo Stato africano non si è impegnato abbastanza per cessare gli scontri interni. Stop dell’Unione Europea a un flusso finanziario di circa 432 milioni di euro, in prevalenza per progetti energetici, sanitari, di sviluppo rurale e finanza pubblica.

L’Unione Europea ha deciso la sospensione degli aiuti finanziari al Burundi. Secondo Bruxelles, il Paese africano non si è impegnato abbastanza per trovare una soluzione politica al conflitto civile che finora ha provocato 400 vittime.

Dopo i colloqui con le autorità del Burundi, il Consiglio Europeo ha rilasciato una dichiarazione spiegando che gli impegni proposti da Bujumbura per una soluzione politica sono risultati insufficienti. Il taglio economico riguarda però il solo governo del Burundi. Perché il Consiglio d’Europa ha fatto sapere che sarà garantita l’assistenza umanitaria e il sostegno economico alla popolazione. Il Consiglio ha anche comunicato di avere presentato al governo burundese un pacchetto di “misure speciali” affinché sia ripresa la cooperazione finanziaria.

L’Unione Europea ha previsto per il Burundi l’erogazione di circa 432 milioni di euro tra il 2014 e il 2020. Nello specifico, si tratta del sostegno a progetti in campo energetico, di sviluppo rurale, sanitario e di finanza pubblica.

Il Burundi è tra i paesi più poveri al mondo ed è sull’orlo di una guerra civile che rischia di diventare cruenta. Finora, gli scontri hanno provocato circa 400 morti, mentre 250.000 persone sono fuggite nei Paesi vicini.

Il governo di Bujumbura per ora mostra sicurezza. “La decisione Ue -ha spiegato alla Reuters il Ministro degli esteri Alain Nyamitwe – non paralizzerà la nostra amministrazione”. I fondi dell’Ue però sono la metà del bilancio annuale del Burundi.

I colloqui tra l’Unione Europea e il Burundi sono avvenuti nel rispetto dei principi del Cotonou Agreement,  un accordo dell’Ue con i Paesi del sud del mondo che imponeva regole restrittive per proseguire la cooperazione con l’Europa. Tra queste anche la promozione dei diritti umani.

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