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Attentato dell’Isis a Damasco. La mano del Califfo su Ginevra

L’attentato nella capitale siriana provoca 60 morti, mentre sono in corso i negoziati per la Siria a Ginevra. Perché l’Isis attacca ora Damasco?

Attentato dell’Isis a Damasco. Le mani del Califfo su Ginevra

Due kamikaze si sono fatti esplodere nei pressi del santuario di Sayyida Zeinab, nella parte sud di Damasco. Il principale luogo di culto e pellegrinaggio degli sciiti. I morti sono 60. Oltre 100 i feriti. L’Isis ha rivendicato l’attentato.
Il santuario ospita le spoglie di una nipote di Maometto, figlia di Ali che, per gli sciiti, è il successore legittimo del Profeta. Luogo sacro di pellegrinaggio e culto per la comunità sciita, il Santuario ha attirato molti miliziani sciiti da Iran, Libano e altri Paesi arrivati a Damasco per difenderlo.
L’attentato del Califfo Abu Bakr al-Baghdadi arriva mentre sono in corso i colloqui a Ginevra, voluti dall’Onu per trovare un cessate il fuoco in Siria.
Il negoziato svizzero è già in crisi e rischia di fallire quasi ancora prima di cominciare seriamente. La difficoltà maggiore arriva dalle condizioni poste dalle opposizioni siriane. Conditio sine qua non, per proseguire il negoziato è la cessazione da parte di Assad dei raid aerei sulle città controllate dalle formazioni anti-Assad e la fine degli assedi che portano fame alle popolazioni.
Probabile, quindi, che l’Isis abbia usato la longa manus del Califfo per dare una spallata ulteriore ai negoziati di Ginevra, mettendo in crisi i rapporti tra le delegazioni partecipanti.Una crisi di rapporti che è sotto gli occhi di tutti.
Ma il Califfo potrebbe anche puntare a destabilizzare tutta la regione. L’attacco a Damasco, e soprattutto al Santuario sciita, è la firma di una strategia che punta a trascinare nella zona anche l’Iran, lo sponsor più importante per Assad. Colpendo uno dei simboli sacri per la comunità sciita, vuol dire obbligare l’Iran a valutare seriamente un suo maggiore coinvolgimento in Siria (informalmente è già presente). Il che farebbe salire la tensione con l’Arabia Saudita, ma anche con altri Stati del Golfo. E l’Iran perderebbe quella credibilità internazionale che si è conquistata negli anni.

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