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Il rischio della sedia vuota al negoziato in Siria

Dopo la crisi tra Arabia Saudita e Iran, pesa sulla sorte del negoziato Onu la minaccia dell’opposizione siriana di non partecipare al tavolo diplomatico.

I capi dell’opposizione siriana riuniti in un meeting al Cairo

Il negoziato sulla Siria è sempre più a rischio. I capi dell’opposizione in Siria minacciano di non partecipare al negoziato per il cessate il fuoco e la transizione politica promosso dall’Onu. I leader delle forze ribelli anti-Assad hanno detto all’inviato delle Nazioni Unite che le forze governative di Assad devono porre fine all’assedio di alcune città controllate dall’opposizione. Se l’assedio non cessa, non parteciperanno al negoziato per la Siria.

La scelta delle opposizioni è dipesa principalmente dalla situazione della città di Madaya, sotto assedio delle forze di Damasco da oltre sei mesi. A Madaya, 10 persone sono morte per fame e con l’inverno inoltrato c’è il rischio che le vittime possano aumentare.

Il negoziato sulla Siria è sempre più difficile. A pesare sulla sua sorte c’è la crisi tra Arabia Saudita e Iran esplosa all’inizio dell’anno dopo le condanne di 46 persone (tra cui uno sceicco sciita) e la reazione di manifestanti in Iran. Ora c’è anche l’opposizione siriana, una pedina fondamentale per il percorso diplomatico voluto dall’Onu, a minacciare di lasciare le sedie vuote al tavolo negoziale.

 

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1 Commento su Il rischio della sedia vuota al negoziato in Siria

  1. il cosidetto Occidente sembra ignorare, o vuole ignorare, che l’unico interlocutore non legato a gruppi religiosi siano essi Sciiti, Sunniti, Alaoti o altri ancora é il Baath rappresentato dal Presidente Assad il quale é un criminale di guerra, ma certamente, in quell’area, pare lo siano tutti. I diritti civili sono qualcosa che appartiene al cosidetto occidente ed in cui si tenta di coinvolgere, a suon di bombardamenti, popoli e intere regioni che tali diritti non riconosce. Non voglio prendere le difese di costoro, ma Storia, tradizioni, religione….vanno riconosciute come patrimonio dei popoli. Non si può stabilire, dopo essersi migliorati a suon di guerre stragi e pulizie etniche, quali siano le nuove regole e provare a imporre queste regole ancora a suon di guerre stragi e pulizie etniche. Lasciamo alla Storia il tempo di cambiare e aiutiamo i popoli in questo cambiamento, ma non imponendo loro nuovi padroni o nuove regole, piuttosto accostando le nuove alle vecchie perchè essi, dal confronto, capiscano quale sia la strada migliore da seguire. Chi avesse tentato di portare, alcune decine di anni or sono, i costumi nord-europei in Sicilia avrebbe provocato scontri sanguinosi e sollevazioni sia dei capi civili che di quelli religiosi. La Storia si misura a secoli, non a mandati politici. Non può e non potrà mai un politico, nel breve lasso del proprio mandato o della propria vita provare a cambiare la Storia

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