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Perché l’Onu condanna l’Iran e tace sull’Arabia Saudita? La parola ai lettori

In un comunicato stampa pubblicato sul sito delle Nazioni Unite, il Consiglio di Sicurezza condanna con fermezza gli attacchi avvenuti contro le sedi diplomatiche dell’Arabia Saudita nei giorni scorsi. Nel medesimo comunicato, nulla si dice sulle 46 esecuzioni a morte avvenute a Riad, esecuzioni che hanno scatenato la reazione dei manifestanti a Teheran.

I membri del Consiglio di Sicurezza richiamano nel comunicato le convenzioni internazionali che riconoscono l’inviolabilità delle sedi diplomatiche. Nulla dicono invece sulle convenzioni (e sono tante) in merito al rispetto dei diritti umani violate dall’Arabia Saudita con le 46 condanne di inizio anno.

Il paradosso sta anche nel fatto che l’ambasciatore dell’Arabia Saudita all’Onu presiede il Comitato sui diritti umani delle Nazioni Unite.

Al Consiglio di Sicurezza ha dunque prevalso la linea sunnita? E gli Usa che fanno? In questo momento un Iran di nuovo isolato internazionalmente non è positivo né per Obama né per i democratici che affrontano la campagna elettorale per la Casa Bianca. I commenti sono benvenuti.

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1 Commento su Perché l’Onu condanna l’Iran e tace sull’Arabia Saudita? La parola ai lettori

  1. mi sembra evidente che le esecuzioni avvenute in Arabia Saudita, si presume dopo un processo, fanno parte dell’ordinamento interno di quel Paese. Giusto o sbagliato che sia. Se l’ONU volesse prendere una posizione netta rispetto alla pena di morte allora sarebbe necessario condannare ufficialmente tutti i Paesi che la praticano e stabilire verso di essi sanzioni. Ma chi le voterebbe codeste sanzioni? Uno degli stessi Paesi (e sono moltissimi) facenti parte del consesso che tale pena praticano e/o non intendono togliere? Diverso é il caso dell’assalto a sedi diplomatiche di un Paese con cui si hanno (a questo punto si avevano) relazioni che può essere a tutti gli effetti considerato un atto di aggressione al Paese stesso. Ritengo quindi che i due casi non si possano paragonare se non su un piano morale ed etico per il quale ognuno é libero di pensarla come meglio crede e sente

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