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Arabia Saudita e Iran ai ferri corti

(agenzia Agi) -Torna a infiammarsi l’area del Golfo. L’Arabia Saudita ha reso noto di aver eseguito47 condanne a morte per terrorismo, 43 membri di Al Qaeda e quattro attivisti sciiti, tra cui l’influente imam sciita Nimr al-Nimr. Proprio l’esecuzione di quest’ultimo ha suscitato l’ira di Teheran che ha avvertito che Riad la “pagherà cara”.

Nelle stesse ore la coalizione a guida saudita ha annunciato la fine del cessate il fuoco in vigore dal 15 dicembre in Yemen con i ribelli sciiti houthi, un’altra decisione destinata a inasprire i rapporti con l’Iran.

La tensione non sembra diminuire, diversi manifestanti hanno fatto ingresso nell’ambasciata saudita a Teheran e hanno dato fuoco all’edificio. Lo riferiscono diversi profili Twitter di giornalisti iraniani. Intanto Riad ha accusato Teheran di sponsorizzare il “terrorismo”. Per il governo saudita, messo sotto accusa dal regime degli ayatollah l’Iran si comporta in modo “vergognoso”. “Il regime iraniano – afferma una nota del ministero degli Esteri saudita – è l’ultimo regime nel mondo che può permettersi di accusare altri di sostegno al terrorismo, proprio perché quello Stato il terrorismo lo sponsorizza e per questo è stato condannato dalle Nazioni Unite e da molti paesi”. Teheran, prosegue Riad, “non ha pudore quando sproloquia di diritti umani dopo che lo scorso anno centinaia di iraniani sono stati giustiziati senza che vi fosse una base legale per farlo”.

L’Arabia Saudita ha eseguito almeno 157 condanne a morte nel 2015, primo anno di regno di Salman bin Abdelaziz, un netto aumento rispetto alle 90 del 2014. Quella che ha aperto il 2016 è stata la più massiccia esecuzione in Arabia Saudita dal 1980, quando furono giustiziati 63 ribelli jihadisti che avevano attaccato la Grande Moschea della Mecca nel 1979.

Le esecuzioni dei qaedisti rischiano di portare a un’ulteriore escalation nella guerra all’Isis, i cui simpatizzanti hanno già colpito in Arabia Saudita nel 2015, accrescendo la pressione sulle autorità perché usassero il pugno duro contro i militanti jihadisti. Si apre però soprattutto una nuova stagione di tensione con il fronte sciita guidato da Teheran, anche perché l’esecuzione dei quattro sciiti è sembrato più che altro un modo per “bilanciare” quella degli estremisti sunniti, trattandosi di persone che non si erano macchiate di omicidi e le cui madri avevano lanciato un appello per un gesto di clemenza. Il ministero degli Esteri iraniano ha avvertito che l’Arabia Saudita pagherà “a caro prezzo” l’esecuzione di al-Nimr.

LE REAZIONI SCIITE – Mentre il portavoce, Hossein Jaber Ansari, ha lamentato che Riad “sostiene i movimenti terroristici ed estremisti, ma affronta i dissidenti interni con l’oppressione e le esecuzioni”. Durissimo l’ayatollah Ahmad Khatami, membro dell’influente Assemblea di esperti della repubblica islamica e tra i religiosi più in vista dell’Iran, che ha denunciato la natura “criminale” della famiglia reale saudita e ne ha preconizzato la fine. “Non ho dubbi”, ha affermato, “che questo sangue puro macchiera’ la casa dei Saud e li spazzerà via dalle pagine della Storia”. Parole che riecheggiano quelle usare dall’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad contro Israele, quando nel 2005 formulò la previsione che sarebbe stato spazzato via dalle pagine della storia”.

Gli stessi houthi in Yemen e gli Hezbollah libanesi hanno condannato le esecuzioni. In Bahrein ci sono state proteste e la polizia ha usato i gas lacrimogeni per disperdere una protesta ad Abu-Saiba, a ovest della capitale Manama, in cui decine di manifestanti hanno esibito ritratti del religioso. L’isola di Bahrein, monarchia a maggioranza sciiita su cui regna la dinastia sunnita degli Al Khalifa, è stata teatro di una rivolta popolare tra il 2011 e il 2014 che ha fatto una cinquantina di morti. Il fratello del religioso sciita giustiziato, Mohammed al-Nimr, ha espresso l’auspicio che qualsiasi risposta alle esecuzioni sia pacifica: “Nessuno deve avere reazioni al di fuori di una cornice pacifica, basta bagni di sangue”.

Una folla di musulmani sciiti si è radunata a Qatif, nella Provinciaorientale dell’Arabia Saudita, per protestare contro le autorità di Riad. Lo riporta il quotidiano libanese “Daily Star”, dopo che il governo saudita ha inviato mezzi blindati e truppe dell’esercito nella città, abitata in maggioranza da sciiti. Un’altra manifestazione di protesta è stata convocata a Manamain Bahrein, dove la maggioranza sciita è governata dalla casa reale sunnita degli al Khalifa. Nell’isola si sono già verificati scontri con le forze di polizia locali che sono ricorse a gas lacrimogeni per disperdere la folla.

L’Iran, intanto,  ha convocato l’incaricato d’affari dell’Arabia Saudita a Teheran per protestare contro l’esecuzione del leader sciita Nimr al Nimr da parte delle autorità di Riad. Lo riferisce la televisione di Stato della Repubblica islamica.

L’esecuzione dell’imam sciita Nimr al-Nimr ha causato proteste anche in Iraq, dove alcuni leader hanno chiesto la chiusura dell’ambasciata saudita a Baghdad, riaperta il 15 dicembre, e l’espulsione dell’ambasciatore dopo circa 25 anni di gelo. E’ il caso di Khalaf Abdelsamad, capo del blocco sciita del partito Dawa in Parlamento. Proteste i analoghe richieste sono arrivate anche Asaib Ahl al-Haq, una delle più potenti milizie sciite del Paese. Ferma condanna è stata espressa anche da Abu Mahdi al-Mohandis, leader della potente Hashed al-Shaabi (milizia di mobilitazione popolare) impegnata tra l’altro al fianco dei curdi contro l’Isis nel nord del Paese.

NIMR AL-NIMR – Imam della moschea sciita di Qatif a Al Awamiyya, nell’est dell’Arabia Saudita arrestato per una manifestazione a cui aveva partecipato nel 2012 e condannato a morte nell’ottobre 2014. Nimr al-Nimr era stato fra i promotori delle proteste sciite divampate nel 2011 e protrattesi fino al 2014 nelle regioni orientali del regno a guida sunnita per chiedere la fine dell’emarginazione delle minoranze religiose. Una rivolta in cui furono uccisi diversi poliziotti a colpi d’arma da fuoco o con il lancio di molotov e per la quale sono già stati giustiziati numerosi militati sciiti. Gli sciiti sono il 5% della popolazione saudita. Il religioso non ha mai negato le accuse mosse nei suoi confronti, ma ha sempre sottolineato di non aver mai utilizzato un’arma, né istigato alla violenza. Prima del suo arresto, aveva dichiarato che “il popolo non vuole essere governato da chi uccide dimostranti”.

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