Il marketing senza prodotto dell’accordo sulla Libia

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I presidenti dei parlamenti libici di Tobruk e Tripoli hanno annunciato che non firmeranno l’accordo per il governo di unità nazionale. A Roma qualche giorno fa, la Conferenza internazionale sulla Libia aveva fatto intendere che l’intesa fosse ormai raggiunta.

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I presidenti dei parlamenti di Tobruk e Tripoli non firmano l’accordo per il governo di unità nazionale in Libia

di Ovidio Diamanti

Gli entusiasmi della retorica diplomatica seguiti alla recente Conferenza di Roma sulla Libia evaporano davanti all’annuncio di oggi dei due presidenti dei parlamenti di Tobruk e Tripoli: “domani non firmiamo”.

L’accordo annunciato da Gentiloni, Kerry e Kobler per un governo di unità nazionale in Libia non ci sarà. Si dovrà attendere ancora un po’ perché, spiegano gli interessati da Malta dove sono in corso le trattative, c’è bisogno ancora di tempo. E hanno aggiunto di non accettare alcun intervento esterno contro la volontà del popolo libico.

A cosa si riferiscano con l’ultima frase i due presidenti? Possiamo azzardare un’ipotesi. La fretta dell’inviato Onu Martin Kobler di chiudere il negoziato ad ogni costo ha fatto insospettire le parti.

Kobler ha sostituito due mesi fa Bernardino Leòn. La sostituzione, che nessuno ha capito, è assomigliata molto a un siluramento provocato da dinamiche interne all’Onu. Facile pensare che il neo rappresentante del segretario generale dell’Onu avesse fretta di accelerare per mostrare capacità di chiudere la questione libica.

La fretta di Kobler è stata sicuramente guidata dall’avanzata dell’Isis. L’accelerazione però ha trovato l’appoggio della comunità internazionale. In particolare l’Italia che si è prodigata di convocare a Roma la conferenza internazionale sulla Libia. Anche il ministro Gentiloni ha sicuramente necessità di raggiungere qualche risultato in politica estera.

In entrambi i casi, iniziativa Kobler/Onu e italiana, l’impressione è che manchi un progetto politico vero e proprio dietro il negoziato libico. La dichiarazione dell’inviato Onu di andare avanti con le trattative con chi ci sta appare un teorema abbastanza debole in diplomazia. I negoziati si fanno con le parti interessate non con chi ci sta di uno schieramento e dell’altro. E, infatti, i presidenti di Tobruk e Tripoli hanno preso tempo. Probabilmente per cercare appoggio politico al loro interno da chi non è così favorevole al negoziato. Altrimenti, si tratta di un accordo a metà che non va da nessuna parte. L’operazione di Kobler, ma anche di Gentiloni & c, sembra più un’azione di marketing che di diplomazia. Ma il marketing si fa con un prodotto. Senza avere nulla da vendere non si va da nessuna parte.

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