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A cosa serve la Turchia nell’Unione Europea?

Sospetti su un ministro turco, genero del presidente Erdogan, di legami con l’Isis. La Russia ha accusato più volte la Turchia di finanziare l’Isis comprando petrolio dallo Stato Islamico. Vero o no, l’aggressione verbale russa sta facendo emergere il coinvolgimento del governo turco con Daesh. La Turchia è membro della Nato e aspira a far parte dell’Unione Europea, ma ne vale ancora la pena?

Serve ancora continuare il processo di adesione della Turchia all’Unione Europea?

Prima sono arrivate le accuse dalla Russia, poi quelle di un parlamentare turco. Erem Erden è un deputato del Partito Popolare Repubblicano della Turchia (Chp). In una conferenza stampa ha parlato del coinvolgimento dell’attuale ministro turco per l’energia, Berat Albayrat, nel traffico di petrolio all’Isis.

Albayrat è anche il genero del presidente turco Recep Erdogan. Erden ha riferito che fornirà a breve un dossier che prova i legami tra il Ministro turco per l’energia e lo Stato Islamico.

Il deputato ha spiegato che “Berat Albayrak, con molta probabilità, può essere coinvolto nel traffico di petrolio venduto dai terroristi dell’Isis. Esiste una società, con la sua sede centrale ad Erbil, che nel 2012 ha comprato le petroliere che adesso vengono bombardate dalla Russia”.

Comunque vada lo scambio di accuse tra Mosca e Ankara, si apre per Europa e Usa una questione non rinviabile sulla Turchia. Si tratta del ruolo ambiguo dei turchi nella lotta allo Stato Islamico. La Turchia è membro della Nato e aspira a entrare nell’Unione Europea. Un alleato dell’Occidente che, di fatto, non sta combattendo lo Stato Islamico. Anzi, se le accuse saranno confermate, la Turchia è il “corridoio” per l’Europa dei foreign fighters e l’acquirente illegale del petrolio dell’Isis. In altre parole, la Turchia finanzia l’Isis.

Vladimir Putin l’aveva segnalato durante il G20 in Turchia lo scorso mese. Per il presidente russo, Daesh riceve finanziamenti da 40 Paesi, compresi alcuni del G20.

In queste condizioni, l’Unione Europea dovrebbe porsi seriamente la questione del che fare con la Turchia. Allo stesso modo, la Nato deve fare lo stesso. E’ un partner affidabile quello governato da un elite politica che potrebbe finanziare lo Stato Islamico?

Per ora la risposta sembrerebbe negativa. La Turchia ha messo il bavaglio alle voci critiche del giornalismo verso la politica del Paese. Inoltre, la modernizzazione e il principio della laicità avviata dai “giovani turchi” si è spiaggiata. Il governo islamico-conservatore di Erdogan e del suo partito (Akp) ha messo in atto lo smantellamento dell’edificio laico costituzionale. Il governo islamico-conservatore di Erdogan si è avvicinato all’Iran e all’Arabia Saudita, Paesi sostenitori del terrorismo islamico.

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