Perché l’inviato Onu in Libia vuole un accordo anche senza tutte le parti?

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Martin Kobler ha spiegato oggi ad Algeri che occorre stringere l’accordo politico sulla Libia anche senza il consenso di tutte la parti interessate. Parola d’ordine: andare avanti con chi ci sta.

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L’inviato speciale dell’Onu per la Libia Martin Kobler (foto da Flickr) vuole andare avanti con l’accordo anche senza il consenso di tutte le parti interessate

Il nuovo rappresentante speciale del Segretario generale dell’Onu per la Libia vuole raggiungere l’accordo politico e avviare la transizione prima possibile. Anche senza aspettare il consenso di tutte le parti interessate. Martin Kobler detta da Algeri la sua “linea” per lanciare un percorso politico in Libia e riportare stabilità al Paese.

“Bisogna andare avanti per raggiungere l’accordo anche senza tutte le parti interessate”, ha spiegato Kobler al Ministro algerino per gli Affari del Maghreb, Abdelkader Messahel, che rappresenta anche a livello istituzionale la Lega Araba e l’Unione Africana.

Perché l’inviato Onu vuole chiudere al più presto un accordo politico anche se non c’è il consenso di tutte le parti interessate?

Martin Kobler ha spiegato che la Libia deve affrontare sfide immediate. In particolare quella del terrorismo di matrice islamica presente nel Paese. L’inviato di Ban ki-Moon ritiene anche che il popolo libico desideri un accordo, anche se non tutte le parti vi acconsentano.

L’accelerazione di Kobler per formare un governo di unità nazionale è legata alla vicenda della città libica di Sirte, nel nord est del Paese e controllata dallo Stato Islamico. Un’inchiesta recente del New York Times e Wall Street Journal ha mostrato come i servizi di intelligence occidentali temano che Sirte diventi la nuova Raqqa, “capitale” e rifugio dell’Isis. Un centro nevralgico dello Stato Islamico a due passi dall’Europa. Anzi, secondo l’inchiesta, i capi dell’Isis e il Califfo al-Baghdadi potrebbero valutare l’opportunità di fuggire a Sirte nel caso di disfatta in Siria e Iraq.

Per questa ragione occorre fare presto, molto presto, a consolidare il potere istituzionale e la transizione politica in Libia. E l’Onu ha portato a casa con il lavoro prima di Bernardino Leon e poi di Kobler (e l’appoggio del Qatar) il consenso di 92 parlamentari del Congresso Nazionale Generale di Tripoli, quello contrapposto a Tobruk riconosciuto dalla comunità internazionale. La linea dell’Onu è chiara: andare avanti con chi ci sta, poi si vedrà.

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1 COMMENT

  1. mi sembra saggio, é la stessa cosa che gli alleati fecero con la Resistenza, se avessero dovuto avere il consenso di ogni fazione partigiana ne staremmo ancora discutendo. Prendere chi ci sta e chi non ci sta se ne prenderà la responsabilità davanti al popolo libico. L’operazione più importante é chiudere la strada al Mediterraneo in vista dello sbandamento dell’ISIS e chiudere anche la possibilità di arrivare in Turchia attraverso la Siria. In caso contrario ce li ritroveremo tutti in Europa travestiti da “rifugiati politici”

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