Come la Chiesa ha messo in crisi il cinema in Congo

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Un documentario girato a Kinshasa da Cecilia Zoppelletto racconta il ruolo che aveva il cinema nella società congolese. A Kinshasa l’ultima sala cinematografica ha chiuso nel 2004. Molte storiche sale della capitale del Congo sono diventate chiese.

La capitale africana punto di riferimento per ogni appassionato di film è rimasta senza una sala cinematografica. Benvenuti a Kinshasa, Repubblica Democratica del Congo. Una volta era tra le più attraenti per gli amanti del cinema. Oggi per gli abitanti della capitale del Congo la possibilità di guardare un film sul grande schermo è solo un ricordo. L’ultima sala ha chiuso nel 2004. E 10 milioni di abitanti non hanno più un cinema.

“il cinema è uno strumento importante per raccontare storie al resto del mondo. Il cinema è l’arte di parlare al mondo di te stesso.”

La morte del cinema in Congo è ben raccontata dal documentario “La Belle at the Movies”, di Cecilia Zoppelletto. Il docu-film, esordio per la giovane regista di Londra, racconta come è avvenuta la morte del cinema in Congo e il ruolo che ha avuto il film nella società congolese.

Con la tecnica dell’intervista, la Zoppelletto ha ricostruito uno spaccato della convivenza sociale di Kinshasa. Nel film, il regista congolese  Balufu Bakupa-Kanyinda spiega che “il cinema è uno strumento importante per raccontare storie al resto del mondo. Il cinema è l’arte di parlare al mondo di te stesso.”

Il documentario è anche un viaggio lungo le vie di Kinshasa e nelle storiche ex sale cinematografiche. Sale dai nomi affascinanti: Ciné Joly, Vip, Ciné Palace. Sale di proiezione oggi estinte. E la loro chiusura ha fatto morire anche l’industria e l’indotto cinematografico che un tempo era un fiore all’occhiello di Kinshasa.

Quali sono le ragioni di questo declino? Sicuramente i motivi sono complessi. La maggior parte delle storiche sale cinematografiche di Kinshasa sono diventate chiese. E l’impatto di un’opposizione religiosa ai cinema è stato rilevante per la chiusura delle sale di proiezione nella capitale congolese. Albert Kankienza Mwana Mbo è a capo della Eglise de Reveil, una delle chiese più influenti del Congo. Il suo motto è: “Noi censuriamo con la parola di Dio”. La Zoppelletto racconta che Kankienza ha un’influenza enorme ed è in grado di convincere i congolesi che è meglio “spendere soldi per la chiesa che per il biglietto di un cinema”.

Un ex proprietario di cinema racconta nel documentario come negli anni ’90 arrivavano spesso predicatori a convincere di non entrare in sala perché i film erano prodotti del diavolo. Così i genitori hanno cominciato a non mandare più i propri figli.

L’inerzia artistica e la cultura anticinematografica imposta dalla chiesa congolese non riesce a fermare però la diffusione clandestina di film pirata. Oggi, si racconta nel documentario, i film o produzioni cinematografiche pirata entrano in tutte le case della capitale. Spesso arrivano dall’estero, oppure dal web. Nonostante la chiesa, il regista Kanyinda sta cercando di aprire una scuola nazionale di cinema a Kinshasa. Lavorando con i ragazzi, Kanyinda punta a mandare ogni anno numerosi film nei festival internazionali ,cercando di rilanciare l’arte cinematografica e la cultura congolese. E magari un giorno riaprire qualche cinema a Kinshasa.

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1 COMMENT

  1. le chiese, forse a eccezione di quelle buddiste, sono tutte così. la cultura è nemica della religione perchè induce gl’individui a pensare mentre la religione vuole imporre il dogma. non meravigliamoci dei talebani, dove ha il potere la chiesa, quale che sia, impone drasticamente il proprio pensiero, ovvero il non-pensiero. I fedeli devono credere e obbedire, questo è il dogma di gran parte delle chiese compresa, anzi più di tutte e da sempre la cattolica

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