Perché la Libia di Tobruk accusa l’Italia?

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Cosa nasconde l’accusa del governo di Tobruk sulle navi militari italiane? Un casus belli per dire no al piano Onu di unità nazionale in discussione al parlamento libico? Cronaca di un nervosismo annunciato.

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Scambio d’accuse tra il governo libico di Tobruk e l’Italia sulla violazione delle acque territoriali libiche da parte di tre navi militari italiane (foto Marina Militare Italiana).

I libici di Tobruk accusano l’Italia di aver violato le acque territoriali con tre navi militari. L’Italia risponde con una nota del Ministero della Difesa definendo falsa la notizia. Il governo di Tobruk ha “condannato con fermezza” la violazione della sua sovranità territoriale. Roma specifica che “tutte le navi militari dispiegate nel Mediterraneo operano in acque territoriali”.

Per il governo della Libia, riconosciuto dall’Onu, le navi in realtà sono state avvistate a 55 km dalle coste di Bengasi. L’Ansa riporta che Tobruk minaccia di ricorrere ai mezzi di difesa e invita l’Italia al rispetto del diritto internazionale. Per far capire che alle parole seguiranno i fatti, l’aviazione libica ha fatto decollare i suoi caccia per monitorare le navi italiane.

Il batti e ribatti internazionale di Ognissanti tra Roma e Tobruk avviene alla vigilia del voto parlamentare per approvare il piano Onu, voto già rinviato una volta dal presidente dell’assemblea legislativa libica.

Lo scambio di accuse con il governo “amico” di Tobruk nel Mediterraneo non è una novità. Lo scorso giugno il governo libico minacciò di bombardare le navi europee (leggi l’articolo di Notiziario Estero) dopo la decisione dell’Ue di lanciare nel Mediterraneo un’operazione militare contro i trafficanti di migranti. A dirlo era stato il comandante dell’aeronautica libica di Tobruk, Saqr al-Jarousci. “Qualunque mezzo militare nelle acque libiche senza una precedente autorizzazione sarà bersaglio delle nostre forze aeree”.

A preoccupare i vertici politici e militari di Torbuk non è solo la presenza militare internazionale vicino alle sue coste. C’è anche il timore che la coalizione anti Isis targata Usa estenda la sua azione nelle regioni libiche. E al vertice di Parigi della coalizione dello scorso 3 giugno, fu proprio l’Italia a proporre di estendere il campo d’azione militare in Libia. Il ministro degli esteri Paolo Gentiloni trovò solo l’appoggio della Spagna. La leadership libica di Tobruk teme un pressing, o un casus belli, per legittimare l’intervento militare in Libia? Oppure vuole creare un casus belli per legittimare il suo eventuale no al piano di unità nazionale proposto dall’Onu? Le due ipotesi sono entrambe probabili. La risposta si vedrà nei prossimi giorni.

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