Negoziati Siria a Vienna divisi da Assad. Gli Usa inviano forze speciali

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Gli Usa invieranno forze speciali in Siria a supporto dei gruppi che combattono i jihadisti. A Vienna, dove si discute di pace in Siria, Usa e Russia sono divise sul futuro del presidente siriano Bashar al-Assad. Sono unite invece sulla necessità di trovare una soluzione politica dopo quattro anni di guerra civile.

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Sergei Lavrov e John Kerry a Vienna

Gli Usa invieranno forze speciali in Siria a supporto dei gruppi che combattono i jihadisti. A Vienna, dove si discute di pace in Siria, Usa e Russia sono divise sul futuro del presidente siriano Bashar al-Assad. Sono unite invece sulla necessità di trovare una soluzione politica dopo quattro anni di guerra civile. Il tavolo negoziale di Vienna per la pace in Siria a Vienna comincia e finisce così. Senza alcuna decisione di rilievo. Se non quella di rivedersi a breve entro due settimane.

Obama manda forze speciali in Siria

Nel corso dei colloqui di Vienna, gli Stati Uniti hanno annunciato un piano di inviare alcune dozzine di “consiglieri militari” delle forze speciali. Il loro compito sarà di dare supporto ai gruppi che combattono l’Isis e le altre formazioni jihadiste. L’agenzia Reuters scrive che Barack Obama ha autorizzato l’invio di cinquanta uomini scelti da mandare nel nord della Siria. In quest’area daranno appoggio ai gruppi locali, composti soprattutto da curdi che hanno liberato territorio conquistato prima dallo Stato Islamico. Il “boots on ground”, annunciato nei giorni scorsi dal capo del Pentagono Ash Carter, si è tradotto nell’invio di militari a supporto dei gruppi locali anti-jihadisti. Non molto diverso dall’esperienza di addestramento dei ribelli giudicata un fallimento dagli stessi Stati Uniti che l’avevano promossa.

Assad is in the air

Bashar al-Assad è stato il punto chiave del negoziato di Vienna. John Kerry, segretario di Stato Usa, e Sergei Lavrov, ministro degli esteri della Russia, sono divisi sul futuro del presidente siriano. Per Washington, Assad deve andarsene senza se e senza ma. Per Mosca spetta al popolo siriano decidere la sorte di Assad. A Vienna è quindi emerso il gap su Assad tra gli Stati Uniti e i suoi alleati da un lato, e Russia e Iran dall’altro. Un segnale di disgelo è però arrivato proprio dall’Iran. Il viceministro degli esteri di Teheran ha dichiarato –a quanto riporta l’agenzia Reuters- che l’Iran non insisterà a tenere Assad al potere per sempre. La posizione iraniana è la risposta ad alcune critiche dei suoi avversari del Golfo sulla proposta di Teheran per un periodo di transizione politica con Assad di sei mesi per poi indire elezioni. A Usa e alleati è sembrata una strategia per tenere in piedi ancora Assad.

In sintesi le posizioni sul presidente siriano emerse a Vienna sono le seguenti:

  • Usa: Assad deve andarsene senza attendere alcun periodo di transizione politica.
  • Arabia Saudita: sostiene le stesse posizioni Usa. Assad deve andarsene senza attendere alcun periodo di transizione politica.
  • Turchia: Assad deve andarsene, è d’accordo sulla sua permanenza per un periodo di transizione politica di sei mesi.
  • Opposizione siriana: per i gruppi sostenuti da Usa e Paesi del Golfo, Assad deve andarsene senza se e senza ma.
  • Russia: Assad deve rimanere. Saranno i siriani a decidere il suo futuro
  • Iran: ha ammesso che il presidente siriano non può rimanere per sempre ma ritiene necessario un periodo di transizione a cui far seguire le elezioni.

Unità sul processo di pace

A Vienna i delegati di Usa, Russia, Arabia Saudita, Turchia e Iran hanno trovato l’intesa almeno sul percorso per il processo di pace.  Il primo passo sarà chiedere all’Onu l’avvio di un processo di pace che porti al cessate il fuoco e nuove elezioni.

I quattro punti del percorso per la pace in Siria sono:

  • Portare la questione all’Onu per avviare un’iniziativa diplomatica che conduca a un dialogo tra governo e opposizione;
  • Lavorare a una nuova Costituzione e promuovere elezioni gestite dall’Onu in modo da coinvolgere tutta la popolazione siriana;
  • rendere più accessibili alla popolazione gli aiuti umanitari;
  • arrivare, con l’aiuto dell’Onu, al cessate il fuoco;
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