Gli Usa e la partita per la leadership nel mondo

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Siria e Mar Cinese Meridionale sono il teatro di una sola partita che sta rimettendo in discussione la leadership Usa. Per la prima volta dalla fine della Guerra Fredda, gli Stati Uniti assistono a un serio indebolimento della loro supremazia mondiale.

Intervenendo in Siria, la Russia punta a screditare la legittimità e credibilità americana in tutto il Medio Oriente. Non è un caso che gli uomini del Cremlino battano sempre lo stesso chiodo: grazie alla Russia, l’esercito del presidente Assad sta riconquistando il territorio controllato dai terroristi. Certo, Vladimir Putin ha inviato l’esercito per affondare la minaccia jihadista pericolosa per il cortile di casa caucasico. E con l’avventura siriana sta mostrando al mondo, e ai russi, la potenza militare della Russia e riguadagnando il consenso interno, sgretolato dopo le sanzioni economiche.

Dall’altra parte del mondo la crisi, per ora solo diplomatica, nel Mar Cinese Meridionale indebolisce il ruolo di leadership degli Stati Uniti. Tra gli scogli e gli isolotti della penisola asiatica, Washington ha dovuto rivendicare il diritto di navigazione, come previsto dal diritto internazionale, rispettando le 12 miglia di acque territoriali. La flotta Usa ha sempre considerato sicure le acque del Mar Cinese Meridionale. La Cina ha acceso però tensioni con Vietnam, Filippine, Malesia e Giappone per le sue pretese di sovranità marittima. Così ora Washington deve mostrare i denti per far rispettare le leggi internazionali e mantenere la sua leadership.

In Siria e Asia è in gioco un riassestamento della politica di potenza. Alcuni osservatori giudicano normale la situazione. La supremazia Usa non ha avuto rivali per quasi trent’anni. La Russia ha dovuto stabilizzarsi dopo il crollo dell’Unione Sovietica. La Cina ha dovuto riprendersi dopo il caos e la difficile transizione socio-economica e ideologica per adattarsi al mondo post-comunista.

Il ritorno sul teatro mondiale di Russia e Cina qualche problema però lo dà. E non solo agli Stati Uniti. Mosca ha mostrato i muscoli con l’annessione della Crimea e l’invasione dell’est Ucraina. Il Cremlino ha violato in maniera spregiudicata il diritto internazionale che dice di volere rispettare in Siria. La Cina è inevitabilmente un rivale commerciale degli Usa. Washington e Pechino non hanno alcuna fiducia l’uno nell’altro. Finché dura, sanno entrambi che devono lavorare insieme perché è in gioco la pace e la prosperità.

La politica estera americana ha vissuto finora di rendita. Probabilmente non si è adeguata ai tempi e a un mondo che può mettere in discussione seriamente la sua leadership. I tre presidenti Usa del post bipolarismo, Bill Clinton, George W. Bush jr e Barack Obama, si sono preoccupati di esportare i valori americani nel mondo. Spesso senza chiedersi se i destinatari non li vivessero come imposizione. Così, con l’idea di orientare molti Paesi verso la democrazia e i diritti umani, gli Usa hanno perso di vista la bussola dell’equilibrio complessivo mondiale. E hanno trascurato la possibilità di un risveglio di potenza delle “vecchie glorie” degli ultimi settant’anni.

Ovidio Diamanti

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1 COMMENT

  1. gli ultimi presidenti hanno usato il pretesto di esportare valori mentre stavano esportando beni e servizi quasi mai richiesti e quasi mai utili alle popolazioni con la conseguenza di crearsi, a livello di popolazioni, più detrattori che estimatori. Hanno pensato da americani ritenendo che fosse una sorta di pensiero unico e perfetto creando sacche di resistenza culturale pericolose e che hanno regalato un facile terreno su cui seminare fondamentalismo. Per esportare valori sarebbe necessario conoscere profondamente i popoli a cui si vorrebbero esportare e questa, storicamente, non é mai stata la specialità dei politici americani, alcuni dei quali, prima di assumere la presidenza, hanno raramente messo i piedi fuori dagli Stati Uniti. Quella alla presidenza negli USA è una corsa veloce, che non segue una carriera diplomatica o altro. Spesso passi da Governatore di uno Stato abbandonato da Dio a Presidente del Paese più influente del mondo intero. La Clinton, se non fosse quello che é, almeno potrebbe dire di conoscere il mondo, ma francamente non so se lo conosca o se vi sia solamente stata trasportata frettolosamente.

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