La politica estera della Russia spiegata in cinque punti

La politica estera della Russia spiegata in cinque punti

Il presidente russo Vladimir Putin è alle prese con la crisi economica creata dai prezzi bassi del petrolio e dalle sanzioni occidentali. Per uscire dall’isolamento internazionale è alla ricerca di nuove alleanze.

La Russia di Vladimir Putin gioca una partita difficile sulla scacchiera internazionale.

Un anno fa i Paesi occidentali cominciavano il braccio di ferro con Mosca a seguito del sostegno dato dai russi ai ribelli in Ucraina e l’annessione alla Russia della Crimea. La prova di forza diplomatica fece decidere all’Occidente di imporre le sanzioni economiche all’Orso russo.

Vladimir Putin ha reagito cercando nuovi alleati nel resto del mondo. E fa credere ai russi che in questo modo ha potenziato la posizione di forza della Russia verso i Paesi occidentali. E proprio così?

I seguenti cinque punti ci aiutano a capire meglio l’atteggiamento russo a livello internazionale.

1 Lo scorso 26 luglio, Putin ha annunciato la nuova dottrina navale russa. Il presidente russo ha chiarito il principio alla base della nuova dottrina: sfidare la Nato in tutte le aree in cui è operativa. La Russia risponde così ai piani Nato (definiti inaccettabili da Putin) di spostare truppe occidentali vicino ai confini russi allargando il campo d’azione occidentale. Di conseguenza, Mosca investe per costruire una marina militare che sia operativa negli oceani, specialmente in due aree d’interesse come l’Artico e l’Atlantico. Ma Mosca deve modernizzare la sua flotta, dotata di navi obsolete e datate. L’unica portaerei ha 30 anni. I russi hanno scarse possibilità di realizzare navi militari in tempi brevi. Probabilmente non prima del 2030. La marina russa ha invece una flotta efficiente di sottomarini, alcuni dotati di testate nucleari.

2 La Russia prova a usare due organizzazioni di stati per controbilanciare il peso dei Paesi occidentali. La prima è l’associazione dei Paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), un club di potenze emergenti. La seconda è la Sco (Shangai Co-operation Organization), una cooperazione di stati volta a darsi una forma di difesa reciproca. Tra i suoi soci c’è la Cina, le ex-Repubbliche sovietiche dell’Asia Centrale e, di recente, si sono aggiunte India e Pakistan.

I Brics, nel loro recente summit nella città russa di Ufa, hanno stabilito di creare un fondo valutario da 100 miliardi di dollari. Una riserva di valuta che ha tutta l’aria di voler essere un Fondo Monetario Internazionale in miniatura per aiutare i Paesi soci del club Brics. A confermare l’ipotesi c’è anche il progetto di creare una banca per lo sviluppo. Emerge in modo chiaro la volontà di dare vita a un modello finanziario alternativo a quello di Bretton Woods (la cittadina dove nel 1945 vennero creati il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale).

3 La firma dell’accordo nucleare con l’Iran lo scorso 14 luglio ha fatto credere alla Russia che l’America e l’occidente avessero bisogno di Mosca. E fossero disposti a fare alcune concessioni in cambio di una collaborazione russa su altri fronti. Chiariamo meglio. Il negoziato con l’Iran è stato condotto dagli Usa e dalle cinque potenze parti della trattativa: Cina, Germania, Gran Bretagna, Francia e … Russia. Dopo il via libera iraniano al patto nucleare, Barack Obama ha ringraziato ufficialmente Putin per il suo impegno a far raggiungere l’accordo. La cooperazione russo-americana e l’elogio di Obama hanno fatto credere a politici e funzionari di Mosca che i Paesi occidentali fossero disposti a fare alcune concessioni sul fronte ucraino o in altre aree nell’Europa orientale. Magari, in cambio dell’aiuto russo sul fronte siriano. Un’inchiesta della rivista americana The Atlantic aveva messo in luce un mese fa come l’occidente potesse svendere l’Ucraina ai russi in cambio della cooperazione di Mosca su altri fronti.

4 La Russia punta a stringere una collaborazione più stretta con la Cina. Putin guarda a Pechino sotto l’aspetto finanziario (per la fornitura di capitali) e della sicurezza. Ma la politica “cinese” di Putin non sembra dare i suoi frutti. L’economia cinese è più forte di quella russa e la Cina vede pericoloso investire capitali in Russia in questo momento. Sulla sicurezza, i cinesi non gradiscono molto la prova di muscoli di Putin con l’occidente (dove investono ingenti capitali). Inoltre la Cina non è d’accordo a trasformare la Sco in un’alternativa alla Nato come vorrebbe la Russia. A parte il fatto che la Sco non sarebbe mai allo stesso livello della Nato, i cinesi non si fidano molto di Mosca. Soprattutto dopo che i russi hanno consolidato il legame con il Vietnam, contrapposto alla Cina per gli interessi nel Mar Cinese Meridionale. A frenare la trasformazione della Sco in alleanza anti Nato ci sono altri Paesi membri preoccupati e più guardinghi a causa dell’espansionismo russo in Ucraina. E’ il caso del Kazakisthan, membro della Sco ma che teme le aspirazioni russe.

5.Putin lavora per dotare di una moneta l’Unione Economica Euroasiatica. Questa è un’area economica che include Russia, Bielorussia, Kazakistan e Armenia. Il presidente russo guarda a una forma organizzata di Stati e a una moneta per controbilanciare l’Unione Europea e l’euro. Il progetto è ancora in una fase di stallo. I Paesi membri non hanno una situazione economica e finanziaria capace di sfidare l’Unione Europea né tantomeno di dotarsi di una moneta unica competitiva sui mercati internazionali.

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