Perché Obama deve rilanciare la cooperazione con la Russia

Stati Uniti e Russia si fronteggiano su fronti diversi. La Crisi Ucraina rischia di rilanciare la corsa agli armamenti nucleari. E le azioni contro la Russia, come le sanzioni, mettono in pericolo la sicurezza internazionale. Perché Obama dovrebbe rilanciare il dialogo con Mosca.

Perché Obama dovrebbe rilanciare il dialogo con Mosca
Obama e Putin alla Casa Bianca

Secondo un sondaggio recente condotto negli Stati Uniti, soltanto il 38% degli americani approva la politica estera di Barack Obama. Il 51% la disapprova. Il giudizio sul Congresso degli Stati Uniti segue lo stesso trend: il 17% pensa che deputati e senatori stiano facendo un buon lavoro, mentre il 75% pensa l’opposto.

Questi dati dovrebbero far riflettere Obama sull’opportunità di rilanciare un dialogo con la Russia di Vladimir Putin. Soprattutto sul fronte delle armi nucleari. Perché il confronto sull’Ucraina ha portato Mosca e Washington a un punto di crisi forse più pericoloso rispetto ai tempi della Guerra Fredda. Finora, Usa e Russia sono sempre riusciti a dare alla macchina la sterzata dell’ultimo momento. Il rischio però dell’incidente frontale non è da sottovalutare.

In realtà, le due superpotenze non hanno mai finito di fronteggiarsi dopo la Guerra Fredda. Forse tranne solo al tempo di Mikhail Gorbaciov. Oggi come allora i terreni dello scontro sono quello economico, politico, mediatico e soprattutto quello nucleare. Il pericolo attuale è la ripresa di una nuova corsa agli armamenti nucleari. Con la conseguenza che numerosi trattati sul controllo delle armi nucleari, raggiunti dopo lunghi sforzi diplomatici, non abbiamo più alcun significato.

Cremlino e Casa Bianca si accusano ogni giorno reciprocamente di violare questi trattati. Mentre si accusano in realtà pianificano le loro contromisure e prossime mosse. La Russia, ad esempio, accusa gli Usa per essersi ritirati nel 2002 dal Trattato anti missili balistici firmato nel 1972 (Trattato ABM). Fu la prima nazione ad uscire da un Trattato importante per il controllo delle armi, aprendo così la porta ad altri Paesi. Non solo. Gli Stati Uniti qualche anno dopo cominciarono a sviluppare un sistema difensivo missilistico puntando a installare missili balistici in alcuni Paesi dell’Europa Orientale vicini alla Russia. Che naturalmente non poteva non preoccuparsi. L’allarme poi crebbe quando la Nato allargò la sua orbita quasi tutti i Paesi dell’est europeo.

La Russia, dunque, ha tutte le buone ragioni per protestare contro l’espansione della Nato. Da quando si sciolse nel 1991 il Patto di Varsavia, la Nato è passata da 12 Stati membri a 28. Inoltre, le autorità della Nato non hanno esitato a offrire l’ingresso all’Ucraina e alla Georgia, entrambe ex Repubbliche sovietiche. Gli Usa mantengono inoltre grandi quantitativi di armi nucleari nei Paesi europei, mentre la Nato ha una superiorità schiacciante sulla Russia sotto l’aspetto delle armi convenzionali.

Anche Washington naturalmente accusa Mosca. La Casa Bianca denuncia le ripetute violazioni russe del Trattato INF (ntermediate-Range Nuclear Forces Treaty) firmato a Mosca nel 1987 da Ronald Reagan e Gorbaciov. Fu l’unico accordo della storia in cui entrambe le potenze accettarono di distruggere un settore intero di armi nucleari. Così, vennero distrutte 2692 armi: 846 americane e 1846 russe. Gli americani accusano Mosca di avere violato l’obbligo previsto dal Trattato di non possedere, fabbricare o testare missili terra aria con un raggio d’azione tra i 500 e i 5500 chilometri (individuato nel Trattato come “raggio proibito”).

La Russia respinge le accuse. Ha aperto però una porta alle critiche Usa nel momento in cui lo scorso 10 marzo ha deciso di uscire dal Trattato CFC (il Trattato per la riduzione e limitazione delle forze armate convenzionali in Europa firmato a Parigi nel 1990). Mosca ha fatto anche intendere con proprie dichiarazioni che l’insistenza americana a installare un sistema difensivo anti missilistico in Europa potrebbe indurre la Russia a uscire anche dal Trattato INF. Questa mossa consentirebbe a Mosca di puntare, senza lacci giuridici internazionali, i propri missili balistici sul sistema anti missilistico Usa. Inoltre, esperti americani stanno consigliando al Pentagono e alla Casa Bianca di abbandonare per primi il Trattato INF in modo da non avere vincoli per fabbricare nuovi missili per dissuadere non solo la Russia ma anche la crescente potenza militare nucleare cinese.

Il risultato di tutto questo sarebbe una imprevedibili corsa agli armamenti nucleari. Questo scenario può essere evitato solo con la ripresa del dialogo tra Washington e Mosca. L’unico modo per trovare soluzioni reciproche soddisfacenti. Alcuni scienziati nucleari degli Stati Uniti hanno definito una follia non avere la cooperazione tra Russia e Stati Uniti su temi delicati come il nucleare. Invece, gli Stati Uniti e l’Occidente tentano di “punire” la Russia con le sanzioni e altre azioni dopo la crisi Ucraina e l’annessione russa della Crimea. Queste azioni in realtà hanno indebolito la sicurezza internazionale, incluso quella degli Stati Uniti e dei loro alleati. Dal sondaggio americano forse emerge un dato importante, ma non “fotografato”: i cittadini sembrano più saggi dei loro politici. Se fosse così, a Obama non resta che rilanciare la cooperazione con la Russia soprattutto nel campo del controllo delle armi e della sicurezza internazionale.

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