Come l’Isis ha scavalcato al-Qaida

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Isis e al-Qaida sono i protagonisti di uno scontro fratricida che è cominciato dieci anni fa. Oggi però lo Stato islamico sta vincendo la battaglia della supremazia tra i movimenti radicali islamici. L’organizzazione di Osama bin-Laden in crisi per mancanza di fondi. 

Come l'Isis scavalca al-Qaida
Abu Muhammad al-Maqdisi, ideologo di al-Qaida

Abu Muhammad al-Maqdisi è l’ideologo di al-Qaida. Le autorità giordane lo hanno scarcerato lo scorso 5 febbraio. La sua rilevanza tra i “filosofi” del pensiero integralista islamico è fondamentale. Poco conosciuto in Occidente, Maqdisi è un palestinese di 56 anni attivo fin dagli anni ’80. Di lui si occuparono le cronache di allora perché fu il primo studente integralista ad accusare di apostasia la famiglia reale saudita. Poco dopo, giustificò alcuni attentati messi a segno dalla Jihad. I suoi scritti erano così radicali che persino Osama bin Laden li riteneva troppo estremisti.

Amico del capo di al-Qaida, lo sceicco Ayman al-Zawahiri, Maqdisi è molto stimato tra i capi regionali di al-Qaida, dal nord Africa fino allo Yemen. I suoi libri sono letture richiestissime dai militanti islamici in tutto il mondo. Soprattutto è conosciuto per avere affiancato Abu Musab al-Zarqawi, il fondatore dell’organizzazione estremista che poi diventò l’Isis. I due sono stati insieme nelle carceri giordane a metà degli anni ’90, con accuse pesanti di terrorismo. Al-Zawahiri è uscito di prigione nel 1999.

Maqdisi, che gli esperti di terrorismo islamico Usa definiscono “il teorico vivente più influente della Jihad”, scarica ora tutta la sua ira e collera contro lo Stato Islamico. Ed è il critico più feroce verso il gruppo terrorista. Non appena il leader dell’Isis, Abu Bakr al-Baghdadi, aveva proclamato a giugno 2014 la nascita del Califfato, Maqdisi ha definito ignoranti i militanti dello Stato Islamico. E li ha accusati di sovvertire il progetto islamico a cui lui aveva lavorato tanto.

Lo scontro verbale di Maqdisi è la testimonianza della guerra fratricida in corso tra le due fazioni più violente dell’ integralismo islamico. Ma le accuse di Maqdisi sono anche il segnale che al-Qaida, nel decennio scorso il gruppo terrorista più temuto al mondo, è ormai superato dall’Isis e vicino al tramonto. Sui campi di battaglia di Siria e Iraq, ad esempio, l’Isis ha eclissato al-Qaida su tutti i fronti. Attira più reclute di al-Qaida e, secondo ideologi jihadisti della vecchia guardia citati dal The Guardian (leggi l’articolo), l’Isis ha fatto un golpe contro al-Qaida partendo dal suo interno. Insomma, la vecchia organizzazione di bin Laden sembra ormai sull’orlo di un collasso.

A mettere in crisi al-Qaida è soprattutto la mancanza di fondi. Le donazioni, secondo Maqdisi, una volta arrivavano a “ondate di centinaia di migliaia di dollari”. Ora questo flusso si è prosciugato perché i donatori destinano i loro fondi all’Isis. Secondo Munif Samara, un veterano della Jihad in Afghanistan la lotta dell’Isis contro al-Qaida è “un tentativo di abbattere il vecchio gruppo dall’interno”.

Le relazioni tra al-Qaida e l’Isis sono sempre state turbolente. Fin dalla nascita dell’Isis nel 2003, come braccio operativo di al-Qaida in Medio Oriente, l’Isis ha fatto amplio uso del brand al-Qaida (e soprattutto dei suoi soldi) ma ha ignorato di frequente i rapporti con il comando centrale dell’organizzazione. Persino quando gli ordini arrivavano dallo stesso Osama bin- Laden. Il culmine di questa tensione fu nel 2010. Quando l’Isis nominò come suo capo al-Baghdadi senza l’approvazione di al-Qaida i cui leader sapevano poco o niente di lui. Una scelta che portò inevitabilmente alla frattura. Poi vennero le primavere arabe, la guerra ad Assad e le armi chimiche del dittatore siriano. Proprio mentre il mondo si concentrava sull’uso delle armi chimiche in Siria, l’isis consolidava il suo potere lungo la frontiera tra Turchia e Siria. L’influenza in Siria e Iraq si è poi estesa nel resto del mondo islamico fino a indebolire quella di al-Qaida.

Al-Maqdisi oggi è consapevole che l’Isis sta vincendo la battaglia per l’egemonia nel mondo dell’integralismo islamico. E che sta vincendo anche quella della propaganda. Non dispera però che possa un giorno tornare l’unità dei movimento come c’era al tempo di bin Laden. E ritiene che l’Isis dovrà comunque negoziare con al-Qaida prima o poi. O non ha speranza di sopravvivenza.

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