Isis: al summit di Parigi nessuna strategia

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La coalizione di Paesi contro lo Stato Islamico raggiunge nel vertice di Parigi solo qualche dichiarazione di principio. L’Iraq attacca le sanzioni contro Russia e Iran: “impediscono di comprare armi”. Arriva il Fondo di sviluppo per la stabilizzazione.

26 Paesi su 60 della coalizione contro l'Isis hanno discusso della strategia a Parigi.
Il summit di Parigi della coalizione anti Isis non porta nessuna strategia

La coalizione contro l’Isis, riunita a Parigi, non va oltre una semplice dichiarazione di routine. Il documento finale si limita a rilevare “l’urgenza di rinnovare e rafforzare il nostro sforzo comune di sconfiggere lo Stato Islamico”. Per scrivere questo ci sono volute le delegazioni di 24 dei 60 Paesi (assenti Russia, Siria e Iran) della coalizione contro lo Stato Islamico, oltre a quelle di Unione Europea e Nazioni Unite.

In agenda a Parigi c’era al primo punto la verifica di tutta la strategia dopo la conquista di Ramadi e Palmira da parte dei jihadisti dell’Isis. L’analisi si è trasformata in un’accusa contro il governo iracheno per non essersi impegnato con efficacia nei combattimenti contro i miliziani dello Stato Islamico. Il premier iracheno Haider al- Abadi ha invece rispedito le accuse ai mittenti dicendo che l’Iraq è stato lasciato solo. E ha richiesto un maggiore aiuto e supporto militare al suo Paese oltre a fermare i combattenti stranieri che arrivano in Iraq per unirsi alle milizie dell’Isis. Il premier iracheno ha anche lamentato che le sanzioni contro la Russia e l’Iran ha reso più difficile per l’Iraq acquistarne di nuove. In particolare, ha sostenuto Abadi, i bastimenti di armi russe acquistate dal governo iracheno non sono arrivate perché bloccati per effetto delle sanzioni imposte a Mosca.

Il rappresentante del Dipartimento di Stato Usa, in assenza di Kerry infortunato, ha promesso il potenziamento della formazione e dell’equipaggiamento delle tribù locali, aumentando la fornitura di armi, migliorando le forze della polizia e dell’esercito e finanziando un “Fondo di sviluppo per la stabilizzazione” destinato a quelle aree che vengono liberate dall’Isis. Secondo il delegato Usa, oggi l’Isis controlla il 25% in meno di territorio rispetto a nove mesi fa.

Mentre il vertice era in corso, la Russia ha aperto una questione di legittimità internazionale. In un’intervista alla tv russa, il ministro degli esteri di Mosca, Sergei Lavrov, ha dichiarato che occorre avere il consenso di Damasco per bombardare zone in Siria. Di conseguenza, la campagna condotta in questo modo contro lo Stato Islamico è un errore. Per il Cremlino, insomma, piaccia o no, occorre il consenso del governo di Assad e, soprattutto, un passaggio nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Il servizio della BBC

Il servizio del Washington Post

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1 COMMENT

  1. dopo queste notizie viene spontaneo rimpiangere Bush (padre)….questi stanno a smacchiare leopardi come diceva il nostro invece di prendere decisioni, ma il problema é andare all’ONU dove in agguato e pronto al no o al distinguo c’é (chiunque sia) anche il fornitore di tante cospicue e costose armi al sedicente califfato e sono certo che, da buon commerciante occulato, non vorrà perdere il cliente

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