Gli Usa visti da dentro: un impero senza imperatore?

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All’Ispi di Milano un confronto sugli Stati Uniti in occasione dell’uscita del numero di maggio della rivista Limes. Interventi del direttore di Limes Lucio Caracciolo e della corrispondente Rai da New York Giovanna Botteri.

La copertina del numero di Limes discusso all'Ispi
La copertina del numero di Limes discusso all’Ispi

Chi influenza le scelte della politica degli Stati Uniti? Il presidente oppure la gigantesca macchina politico-amministrativa? Chi ha il potere negli Stati Uniti è il governante oppure qualche governato? Sono questi i temi approfonditi nell’incontro organizzato dall’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) a Milano in occasione dell’uscita del volume di maggio di Limes. Presenti il direttore della rivista Lucio Caracciolo, il direttore dell’Ispi Paolo Magri, l’esperto di geopolitica americana Dario Fabbri e il professor Gianluca Pastori dell’Università Cattolica di Milano. Da New York, in collegamento Rai, la corrispondente Giovanna Botteri.

“Negli Stati Uniti esiste il carattere oligarchico del potere”, ha esordito Caracciolo facendo gli esempi delle famiglie che puntano alla Casa Bianca. Ieri i Bush e Clinton, oggi è probabile attendersi il “duello” Hillary Clinton e Jeb Bush. Barack Obama ha in un certo senso rotto questo schema. E per questo è stato attaccato duramente fin dal suo arrivo alla Casa Bianca.

Che Obama sia riuscito a dare un segnale di cambiamento nel consolidato sistema americano lo ha spiegato Giovanna Botteri da New York. Per l’inviata Rai, le riforme fatte dal presidente Usa hanno toccato interessi forti nell’apparato degli Stati Uniti. Basti pensare alla riforma sanitaria (Obamacare), che ha fatto scatenare contro Obama i media Usa sostenuti dalle lobby contrarie al progetto. Tra queste i gruppi assicurativi. Una situazione che deve farci riflettere sul potere dei media negli Stati Uniti. In America, aggiunge Botteri, i media sono il terzo potere e chi li controlla ha la forza di influenzare scelte politiche.

Il legame lobby, media, politica costituisce un punto chiave nell’apparato politico-amministrativo americano, spesso capace di ribaltare leggi anche popolari. Come nel caso della legge sulle armi, con la quale si introduceva una leggera forma di controllo sul loro utilizzo. L’intervento delle lobby ha esercitato una pressione su deputati e senatori che ha bloccato la legge. Nonostante il 70% degli americani fosse favorevole al progetto di Obama.

Il presidente Usa comunque, ha concluso Giovanna Botteri, ha avuto il coraggio di andare avanti nonostante l’ostruzionismo dell’apparato interno. In politica estera la sua battaglia è la trattativa con l’Iran sul nucleare. Una partita che ha potuto aprire perché è aumentato il livello di indipendenza energetica degli Stati Uniti permettendo a Washington di “staccarsi” dall’Arabia Saudita. Una trattativa comunque difficile sul fronte interno perché qui il presidente Usa deve affrontare gli attacchi della politica e dei grandi gruppi di potere.

La macchina politico-amministrativa americana però non è solo ostacoli e ostruzionismo. Ha anche portato valore aggiunto alla crescita Usa. Lo specifica Caracciolo, menzionando l’esempio della Fed che ha messo in moto nel 2008 un meccanismo finanziario per uscire dalla crisi che noi abbiamo cominciato ad attuare solo sei mesi fa.

Il punto centrale della politica estera di Obama, ha evidenziato il direttore di Limes, rimane il recupero delle relazioni con l’Iran. E anche l’Iran, ha spiegato il professor Pastori, potrebbe avere utilità geopolitiche dall’accordo, ricoprendo un ruolo autorevole come potenza regionale in modo da controbilanciare l’Arabia Saudita. Una balance of power regionale insomma che potrebbe dare stabilità nell’area.

Caracciolo ha poi ripreso la riflessione dell’inviata Rai mettendo in luce che la priorità per gli Stati Uniti è raggiungere l’autonomia energetica. In questo modo, Washington avrebbe più libertà di movimento nelle sue relazioni e scelte nell’area del Golfo.

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