Perché il Senegal partecipa all’alleanza saudita in Yemen?

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Il Senegal aderisce alla coalizione condotta dall’Arabia Saudita contro i ribelli filoiraniani in Yemen. Il governo manderà 2100 soldati. Ma l’opinione pubblica non è d’accordo.

 

Il Senegal  invia 2100 soldati in Yemen
Truppe senegalesi pronte per sostenere la coalizione araba in Yemen

Il Senegal decide di partecipare all’operazione militare condotta dall’Arabia Saudita in Yemen. Invierà 2100 soldati. Non è la prima volta che il Paese partecipa a interventi internazionali. Nel 1991 il governo di Dakar aveva inviato le sue truppe per proteggere i luoghi santi come la Mecca e mantenere saldi i legami storici con l’Arabia Saudita. Poi vennero Haiti e il Libano.

Oggi come allora il Paese interviene molto lontano dai suoi confini. E usa gli stessi argomenti per spiegare i motivi dell’impiego di truppe militari. Adesso i tempi sono cambiati e l’opinione pubblica senegalese non è convinta di mandare i suoi ragazzi a morire lontano in guerre che non capisce.

Soprattutto, le nuove generazioni di cittadini e di politici non gradiscono molto l’idea che quando si dice di combattere per proteggere i siti sacri dell’Islam si pensi soprattutto a loro. Nei social media senegalesi, nei blog e sui giornali il dibattito è sempre lo stesso: “perché l’esercito del Senegal dovrebbe andare a combattere una guerra per un Paese che non è il loro.

In effetti, il Senegal, a maggioranza musulmana sunnita, è l’unico Paese non arabo a unirsi alla coalizione saudita in Yemen. Storicamente ha avuto l’abilità politica di mantenere buone relazioni con attori diversi. L’Arabia Saudita ha una forte influenza in Senegal, che però mantiene buone relazioni anche con l’Iran sciita. La sua partecipazione all’intervento filo saudita potrebbe compromettere i buoni rapporti con l’Iran. E con tutto quel mondo musulmano che non è d’accordo con l’interventismo saudita. Dakar insomma rischia di diventare un obiettivo delle milizie jihadiste. Boko Haram, in particolare, che opera in un’area molto più vicina di quella yemenita. Una scelta quindi dalle ripercussioni pericolose per il Paese.

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