Inghilterra: vantaggi e svantaggi della Brexit

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Uno studio analizza cosa succederebbe se il Regno Unito scegliesse di uscire dall’Unione Europea.

L’Inghilterra va al voto in una situazione di parità di consensi, così dicono i sondaggi, tra il candidato del Partito Conservatore e quello laburista.

James Cameron, leader dei conservatori e premier uscente, ha fatto sapere in campagna elettorale che nel caso di una sua riconferma indirà entro il 2017 un referendum sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea (Brexit).

Uno studio pubblicato dall’istituto tedesco Bertelsmann Stiftung (leggi il rapporto) ha provato a valutare gli effetti di un’uscita dell’Inghilterra dall’Unione Europea. E messi sul piatto i pro e i contro, i secondi appaiono nettamente prevalenti sui primi.

Se il Regno Unito deciderà di uscire dall’Ue perderà, secondo lo studio, il 14% del Pil fino al 2030. Inoltre, i suoi scambi commerciali con i Paesi dell’Ue caleranno e avverrà una contrazione degli investimenti esteri. Le importazioni e le esportazioni della Gran Bretagna sono dirette per il 50% da e verso l’Unione Europea. Così una Brexit porterebbe a un aumento dei costi commerciali e a una riduzione degli scambi con l’Ue.

Il calo del commercio estero porterebbe a una diminuzione della produttività e a una riduzione della capacità di attrarre gli investimenti. Secondo lo studio tedesco, questo calo si tradurrebbe, nella previsione più pessimistica, in una riduzione del 14% del Pil da qui al 2030.

A subire i danni peggiori da questa situazione sarebbero alcuni settori produttivi strategici. L’indagine di Bertelsmann Stiftung ne indica alcuni: chimica, ingegneria meccanica e auto. Settori molto integrati con l’Unione Europea e che vedrebbero un calo del fatturato.

Inoltre, la Ue sta concludendo alcuni accordi commerciali con Canada, Vietnam, Malesia, Singapore, India e Giappone. Accordi volti a dare una spinta alla crescita europea e dalla quale l’Inghilterra sarebbe esclusa se fuori dal club Europa.

L’uscita del Regno Unito danneggerebbe però anche la stessa Unione Europea (leggi il servizio di Adnkronos). L’export dell’Ue verso la Gran Bretagna subirebbe un calo. Secondo il rapporto, il Pil complessivo dell’Ue scenderebbe fra lo 0,1% e lo 0,4%. Il Pil pro capite della Germania scenderebbe fra lo 0,1% e lo 0,3% al 2030, con l’industria dell’auto che soffrirebbe maggiormente il calo dell’export, con un una flessione del valore aggiunto fino al 2%. L’Irlanda pagherebbe le conseguenze più elevate, con una perdita del Pil fra lo 0,8% e il 2,7%. Conseguenze negative previste anche per Lussemburgo, Belgio, Svezia, Malta e Cipro.

Ma la Brexit ha anche i suoi vantaggi per la Gran Bretagna. Il vantaggio immediato di un addio a Bruxelles per la Gran Bretagna sarebbe la cancellazione dei pagamenti annuali al budget della Ue. Nel 2013 il contributo netto è stato di 8,64 miliardi di euro, pari allo 0,5% del Pil britannico, che verrebbero subito risparmiati.

Infine, uno degli effetti negativi più immediati di una Brexit per gli altri Paesi Ue sarebbe la necessità di compensare i contributi britannici al bilancio comunitario. La Germania dovrebbe versare a Bruxelles 2,5 miliardi in più l’anno, la Francia 1,9 miliardi, l’Italia 1,4 e la Spagna 0,9.

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1 COMMENT

  1. l uscita della gran bretagna e una follia . unione fa la forza e la separazzione indebolisce ,poi si vedranno gli effetti

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