Come l’Isis recluta gli immigrati di Mosca per combattere in Siria

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I ceceni a Mosca reclutano i lavoratori immigrati dall’Asia centrale. Sono almeno 4000 gli immigrati in Russia che hanno accettato di unirsi allo Stato Islamico per combattere in Siria.

L'ultima frontiera dell'Isis è il reclutamento di lavoratori immigrati in Russia dall'Asia centrale per farli combattere in Siria con l'Isis
I ceceni russi reclutano a Mosca immigrati per farli unire all’Isis

L’Isis recluta attraverso i ceceni i lavoratori immigrati a Mosca per mandarli a combattere in Siria. Lo rivela un’inchiesta del The Guardian. Per la maggior parte si tratta di immigrati dal Tajikistan.

L’allarme che i miliziani dello Stato Islamico stessero reclutando lavoratori migranti stagionali a Mosca era già stato lanciato dal ministro degli esteri russo Sergej Lavrov. Ad appoggiarlo anche il presidente del Tajikistan, Ennomali Rahmon, che ha definito l’Isis la “piaga del secolo”.

A reclutare, ci sono “gang cecene” a Mosca che assumono combattenti tra la manodopera di immigrati impegnati nei cantieri russi. Si tratta di persone provenienti per la maggior parte dall’Asia centrale. Sono circa 4000 quelli reclutati e che si trovano già in Siria.

Le testimonianze raccolte dal quotidiano britannico raccontano di ceceni a Mosca che vanno nelle moschee e nei cantieri dove si trovano i tajiki spiegando agli immigrati che devono andare a vivere in Siria dove c’è il Califfato. Una fonte ufficiale del servizio immigrazione russo ha rivelato che almeno un milione di immigrati dal Tajikistan hanno abbandonato la Russia. L’ambasciatore siriano a Mosca ha invece confermato che sono almeno 1700 i ceceni che combattono nelle file dell’Isis.

Secondo il Guardian, che cita l’esperienza di alcune persone, l’Isis ha pagato 30mila dollari a una famiglia per il viaggio fino ad Aleppo. Inoltre, paga alle famiglie 35 dollari al mese per il mantenimento dei loro bambini.

Intanto, la Russia ha promesso un sostegno economico pari a 70 miliardi di rubli (circa 890 milioni di dollari) per permettere l’acquisto di armi e garantire la sicurezza lungo le 840 miglia di frontiera con l’Afghanistan.

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