Ucraina, il cessate il fuoco che non c’è: ancora morti nell’est

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Nuovi scontri nella regione del Donbass, nella parte orientale dell’Ucraina, nonostante il ‘cessate il fuoco’ unilaterale decretato oggi dai separatisti filorussi. Diverse persone sono rimaste uccise e da Lugansk il leader separatista Vladislav Deinego, citato dall’agenzia di stampa Interfax, ha assicurato che le sue forze “non risponderanno” ad eventuali provocazioni da parte di Kiev.

Secondo il portavoce dell’esercito ucraino, Andrei Lyssenko, sei soldati hanno perso la vita nel corso degli accesi scontri. “La situazione continua ad essere instabile. In tutta la regione in conflitto ci sono provocazioni armate”, ha aggiunto Lyssenko, precisando che 12 separatisti e due civili sono rimasti feriti.

Da parte loro, anche i ribelli, che parlano di un morto e cinque feriti tra le loro fila, hanno accusato le truppe governative di avere violato l’accordo sul ‘cessate il fuoco’ raggiunto a metà febbraio a Minsk, in Bielorussia.

Oggi, il governo ucraino ed i separatisti filorussi si sono detti pronti a riprendere i colloqui di pace dopo l’appello lanciato ieri nell’ambito di colloqui a Berlino dai ministri degli Esteri di Russia, Ucraina, Germania e Francia a rispettare l’intesa.

I quattro ministri del così detto ‘formato Normandia’, in un comunicato congiunto diffuso dopo quattro ore di negoziato, hanno presentato le misure che devono essere attuate con urgenza per promuovere il processo di pace nel Paese. Tali misure comprendono il ritiro delle armi pesanti – mortai, tank e armi pesanti sotto il calibro dei 100mm – che i ministri degli Esteri di Mosca e Kiev si sono impegnati ad attuare il più presto possibile.

Le parti hanno anche chiesto un’immediato stop ai combattimenti in Ucraina orientale e il rafforzamento del ruolo della missione di osservatori dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce). Si è trattato del quinto incontro fra le parti a Berlino per esaminare il rispetto delle intese di pace per l’Ucraina concordate due mesi fa. Il ministro degli Esteri tedesco Frank Walter Steinmeier non ha nascosto le difficoltà quando ha diffuso alle prime ore di stamane il testo congiunto: “Tutti sappiamo che abbiamo ancora una lunga strada davanti a noi”, ha dichiarato.

Dal canto suo, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha accusato entrambe le parti di aver compiuto numerose violazioni della tregua sottolineando che deve essere soddisfatta non solo la parte militare dell’accordo di Minsk, ma anche gli aspetti politici, economici ed umanitari. (Fonte Adnkronos)

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