Tremila ragazze cristiane vendute dall’Isis a 18 dollari l’una

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girl sold by isis

“Tremila ragazze sono state vendute nei mercati a 18 dollari l’una dai jihadisti dell’Isis”: lo ha denunciato al Consiglio di Sicurezza Onu Vian Dakhil, la parlamentare irachena della minoranza yazida che lo scorso agosto raccontò al mondo gli orrori dell’attacco subito dalla propria comunità da parte dell’Isis nel Nord Iraq. “Veniamo massacrati, uccisi, le nostre donne vengono violentate, le nostre ragazze vendute, i nostri bambini rapiti”, ha detto.

Vian Dakhil già lo scorso agosto raccontò al mondo gli orrori dell’attacco subito dalla propria comunità da parte dell’Isis nel Nord Iraq.

In risposta a questo straziante appello sono arrivate le parole del segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon che ha anche posto l’accento sulla persecuzione che l’Isis fa delle minoranze religiose: “Le atrocità commesse contro le minoranze dall’Is in Medio Oriente richiedono una risposta urgente, occorre porre fine all’impunità”. Gli fa eco l’intervento del patriarca caldeo Mons. Louis Raphael Sako: “La primavera araba ha avuto conseguenze dannose per i cristiani. Stiamo vivendo una situazione catastrofica che spinge molte famiglie alla fuga dall’Iraq”. Insomma la questione è ampia e complessa perché riguarda la discriminazione nei confronti delle donne e quella nei confronti dei cristiani e delle altre minoranze religiose. Spesso le due cose, come nel caso delle donne vendute al mercato degli schiavi, si uniscono. L’Onu ne è consapevole e ora ha ricevuto un’ulteriore testimonianza di quanto sta accadendo in Iraq.

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