I tentacoli dell’Isis sull’Africa nera

Lo Stato Islamico accetta la proposta di Boko Haram di creare un’alleanza con l’Isis. Il Califfo Al-Baghdadi ha accettato il giuramento di fedeltà del gruppo jihadista nigeriano.

shekau

Abubaker Shekau è il leader del gruppo integralista nigeriano Boko Haram. Ciò che scriveva l’Isis sul suo principale organo di propaganda, la rivista Dabiq, lui l’ha preso alla lettera. Nel secondo numero (ora sono all’ottavo), lo stato islamico scriveva che la priorità per un buon musulmano è di emigrare nel califfato di Al Baghdadi. E se non può deve giurare fedeltà al Califfo. E Shekau così ha fatto. Una settimana fa ha deciso di obbedire al leader dello Stato Islamico e di mettersi al suo servizio. Baghdadi naturalmente ha accettato. Così, la Nigeria nord orientale è diventata a sua insaputa una provincia dello Stato Islamico, permettendo all’Isis il rilancio della jihad globale in un momento difficile per il califfo Baghdadi sotto attacco dall’offensiva militare contro il terrorismo di matrice islamica in Mesopotamia.

Secondo gli esperti la strana alleanza tra Isis e Boko Haram può avere ripercussioni solo propagandistiche e di comunicazione. Difficilmente i due gruppi riusciranno a coordinarsi o a scambiarsi combattenti. Perché da Mosul (roccaforte dell’Isis) alla regione di Gwoza, quartiere generale di Boko Haram, ci sono oltre 6300 km. L’obiettivo, sostengono gli osservatori, è un altro: da un lato lo Stato Islamico acquista legittimità in Africa; dall’altro si offre una via d’uscita a Boko Haram schiacciato dall’offensiva militare messa in campo da Nigeria, Ciad, Niger e Camerun.

frontiere del califfato

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