Nemstov e la responsabilità morale di Putin

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A pensarlo sono in molti, a dirlo ancora pochi. L’assassinio di Boris Nemstov si è consumato con la responsabilità politica e morale di Vladimir Putin. Il clima di ostilità e aggressività creato dal Cremlino verso i politici d’opposizione e filo-occidentali, come Nemstov, ha reso più facile usare l’alibi dell’”atto provocatorio” (verso Putin naturalmente) per celare un omicidio palesemente politico.

Nelle ore successive alla morte di Nemstov, il Cremlino si è domandato se l’assassinio avesse scalfito la popolarità del Presidente. Molti ricorderanno che la stessa cosa avvenne nel 2006 dopo l’omicidio della giornalista Anna Politkóvskaia nell’ascensore del palazzo dove abitava. Nemstov e Politkóvskaia sono le icone dell’opposizione a Vladimir Putin. Entrambi si erano opposti con passione alla guerra. La Cecenia nel caso della giornalista. Il Caucaso e l’Ucraina per Nemstov. Gli omicidi politici dividono sempre l’opinione pubblica in sostenitori e oppositori della teoria della cospirazione. La Russia non è da meno così come nel resto del mondo. La convinzione che ci sia la mano del Cremlino dietro l’omicidio Nemstov ha trovato molti sostenitori. Allo stesso modo, ne ha attirati altrettanti l’idea che per Putin sarebbe stato il momento meno adatto di uccidere un avversario politico. La stessa cosa successe dopo l’assassinio della giornalista russa. Cospirazione o meno, di sicuro il Cremlino ha la responsabilità politica e morale per il clima creato nel Paese nei confronti dell’Occidente. La campagna di aggressività messa in atto dall’apparato propagandistico di Putin, le televisioni di stato che presentano l’Occidente come la causa di tutti i mali, ottengono l’annebbiamento delle menti con l’odio e la seduzione dalla violenza. Un clima che non deve far meravigliare se poi attecchiscono forme locali di lotta violenta. Un clima nel quale la politica ci mette i suoi carichi da ’90 per alimentarlo. Come la dichiarazione che fu rilasciata dal portavoce di Putin, Dmitri Peskov, all’indomani della morte di Nemstov. Alla domanda se l’assassinio potesse danneggiare la popolarità del Presidente, Peskov rispose che non c’era alcuna perdita di consenso per il Presidente. “Se paragonato a Putin e al suo governo – spiegò Peskov- la popolarità di Nemstov è poco al di sopra di quella di un cittadino medio”. In questo contesto, diventa quasi ridicolo l’annuncio della creazione della Commissione d’inchiesta capeggiata dallo stesso Putin. Una presa in giro al senso comune e all’intelligenza collettiva. Con i conseguenti rischi di creare un clima difficile. O confondere le acque sui mandanti degli omicidi politici.

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