Isis: intervento di Amman e debolezze della coalizione

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Air-strikes-AP

L’intervento a testa bassa della Giordania contro i terroristi dell’Is segna il cambio di passo della tattica messa in atto finora dalla coalizione anti Stati Islamico. Dopo l’orrenda esecuzione del militare giordano, Amman ha eseguito per rappresaglia le condanne a morte di due terroristi vicini al movimento jihadista. Re Abdullah II ha interrotto la propria visita di Stato a Washington rientrando anticipatamente dopo il video diffuso dai miliziani dell’Is e ha promesso una linea durissima contro i terroristi. E non ha perso tempo. Le agenzie hanno battuto, poco dopo, la notizia di un attacco aereo giordano a Mosul dove sarebbero stati uccisi 55 jihadisti. La rapida reazione di Amman sembra un gesto autonomo non concordato all’interno della coalizione. Potrebbe essere, al di là della retorica diplomatica di cooperazione tra Washington e Amman, che al re Abdallah vada stretta l’operazione un po’ sonnambula degli Stati Uniti. E quindi passa ai fatti in maniera più decisa. Resta da capire cosa succede se altri Paesi seguono la stessa condotta. Le rappresaglie autonome della Giordania stuzzicano il ragionamento sulla strategia complessiva messa in campo contro l’Is. Ad oggi gli Stati Uniti e i loro alleati non sono stati capaci di liberare un solo ostaggio nelle mani dei terroristi. Nonostante il sofisticato apparato tecnologico e bellico, nonostante la dotazione di satelliti e software d’avanguardia, Washington & c non sono mai riusciti a scovare gli ostaggi e a liberarli. Un segno di debolezza e incapacità che rafforza un’immagine poco credibile della coalizione. E qualcuno pensa al fai da te. Eppure, scrive l’inviato della Bbc, che la centrale di comando dell’Is si trovi a Raqqa, Siria settentrionale, più volte bombardata dagli aerei della coalizione, è noto a tutti. E’ qui che occorre intervenire per sterilizzare l’azione dello Stato Islamico.

Intanto, le milizie dell’Is tirano le fila del gioco. Il video della morte tra le fiamme del pilota giordano aveva un obiettivo ben preciso: mandare agli stati arabi che partecipano ai raid il messaggio di cosa potrebbe succedergli. E indebolire il consenso popolare verso le leadership arabe. Per ora hanno ottenuto poco successo e solo gli Emirati Arabi hanno sospeso le operazioni militari. In Giordania invece il consenso al re Abdullah si è rafforzato. La folla in tripudio che lo ha accolto all’aeroporto di Amman dopo il suo rientro dagli Usa mostra un popolo che si è avvicinato al monarca e disposto ad appoggiarlo nelle scelte militari.

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