Il contagio russo

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kyryzstan

I primi sintomi della crisi economica russa li mostrano i Paesi satellite di Mosca nell’Asia centrale. Nomi quasi impronunciabili come il Kyrgyzstan, Uzbekistan, Turkmenistan o Tajikistan dipendono dalla condizione economica sotto i cieli di Mosca. Milioni di abitanti dipendono dalle risorse finanziarie che ricevono da parenti impiegati in Russia e che mandano i soldi a casa. Secondo la Banca Mondiale, le rimesse sono un terzo del Pil del Kyrkyzstan e addirittura la metà di quello del Turkmenistan. Inevitabile che il crollo del rublo e la colata a picco del prezzo internazionale del petrolio stiano mettendo in ginocchio molte famiglie di quest’area.

Per fermare l’emorragia della crisi economica russa- i capitali degli investitori esteri fuggono ogni giorno dal Paese- il Cremlino cerca di costruire l’Euroasian Economic Union (EEU), una versione euroasiatica dell’Unione Monetaria Europea. Per ora ha manifestato la volontà di unirsi ad essa il più filo russo dei Paesi della regione: il Kyrgizstan, che dall’inizio della crisi nel 2009 ha visto calare le proprie rimesse del 28%. Ma non è l’unico Paese che sta decidendo se entrare o meno nell’Unione Euroasiatica targata Mosca. L’Uzbekistan ha perso il 9% delle rimesse nei primi tre quarti 2014. Il Tajikistan addirittura un quinto delle sue rimesse nel 2014. Normale quindi l’interessamento a fare l’ingresso nell’EEU che sembra dare qualche forma di garanzia. Difficile però pensare che il grande malato russo possa tenere insieme gli altri degenti nell’ospedale dell’Unione Euroasiatica.

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