Israele: Netanyahu licenzia i ministri e va alle elezioni (e verso gli ultraortodossi)

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Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ritirato le deleghe del ministro delle finanze Yair Lapid e a quello della giustizia Tzipi Livni, aprendo la strada alla crisi politica e alle elezioni e ammiccando alle forze ultraortodosse della destra israeliana.

I due ministri, entrambi esponenti di partiti di centro, avevano contestato le scelte del premier di proseguire con gli insediamenti a Gerusalemme est e in Cisgiordania. La goccia che però ha fatto rompere il vaso del centro-destra israeliano è caduta con la scelta del premier a sostegno della legge che rafforza la natura ebraica dello stato israeliano. Una avance, secondo i due ministri “licenziati”, verso le forze religiose ultraortodosse in vista delle prossime elezioni. Ma anche una strada pericolosa che sposta verso l’estrema destra israeliana l’asse governativo, allontanando le prospettive di un dialogo e una pace con i palestinesi moderati. Dopo il ben servito di Netanyahu, tra i due ex ministri e il premier è stato un batti e ribatti di accuse che segnano di fatto la crisi politica e la caduta del governo. Secondo gli analisti, le elezioni alla Knesset dovrebbero avvenire a marzo.

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